«Ho sempre lottato nella mia vita, ma ora non ce la faccio più». Nelle parole di Anna Prudente, 53 anni, c’è tutta la fatica di una donna che da mesi vive un’emergenza abitativa che sembra non trovare soluzione. Una storia di solitudine, povertà e abbandono istituzionale che racconta una realtà sempre più diffusa ma spesso invisibile. Anna è invalida al 100 per cento. Da oltre dieci anni convive con gravi problemi di salute e una mobilità fortemente compromessa. Fino a pochi mesi fa viveva a Carbonara, in via Venezia. Oggi, invece, non ha più un alloggio e nemmeno una residenza stabile. «Da gennaio sono fuori casa. Non riuscivo più a pagare l’affitto», racconta. Separata dal marito, può contare soltanto su una pensione minima al mese. Una cifra insufficiente per sostenere un canone di locazione, le spese quotidiane e le necessità legate alla sua condizione medica.
La sua vita è stata completamente stravolta. «Non ho nessuno. Mia madre è morta e non ho più il sostegno di una famiglia unita». Accanto a lei ci sono le sue due figlie, ma la mancanza di un tetto ha finora diviso il nucleo familiare. Anna vive insieme alla figlia maggiore, 23 anni, una ragazza con disabilità che necessita di attenzioni costanti, stabilità e un ambiente adeguato alle sue esigenze. Madre e figlia oggi sopravvivono grazie alla generosità di conoscenti, senza un posto proprio e senza alcuna certezza per il futuro. La seconda figlia, 22 anni, è stata invece costretta a separarsi da loro. Studia, lavora in una paninoteca e cerca di mantenersi da sola, accolta temporaneamente da alcuni amici. «Non potevano ospitarci tutti e tre e così ci siamo dovute dividere». Una scelta dolorosa ma inevitabile, che ha spezzato una famiglia già messa a dura prova dalle difficoltà economiche e dalla malattia. «Non possiamo andare avanti così. Tutti mi dicono che devo trovare una sistemazione. Ma come faccio?».








