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Viviana Mazza

Il vicepresidente, che pensa alla prossima corsa per diventare inquilino della Casa Bianca, era il meno favorevole allo scontro con Teheran. E su Israele dice: «Non mi fido di nessuno»

DALLA NOSTRA CORRISPONDENTE NEW YORK - Donald Trump ha scherzato al G7 che, se i colloqui con l’Iran vanno bene, «mi prenderò io il merito, mentre se vanno male darò la colpa a JD». In ogni battuta c’è qualcosa di vero. Ieri il vicepresidente JD Vance era atteso in Svizzera per partecipare ai colloqui e ad una foto ufficiale con i negoziatori iraniani. Questo ruolo di primo piano è una delle più grandi scommesse nella sua carriera politica e potrebbe aiutarlo o danneggiarlo in maniera decisiva nella sua probabile corsa come successore di Trump alla Casa Bianca nel 2028.

Visto che Vance era il meno favorevole nell’amministrazione Trump ad una guerra in Iran, è una figura più credibile per gli iraniani ma ovviamente i progressi nei negoziati dipendono anche da fattori esterni: un ostacolo fondamentale è diventato lo scontro tra Israele e Hezbollah in Libano. Già il suo ruolo nei negoziati gli ha attirato l’ira dei falchi pro-Israele che lo definiscono «l’architetto» di un accordo che non li convince affatto e vogliono che vada a spiegarlo al Congresso. Ma la guerra è impopolare e le sue parole piacciono a una parte della destra «Maga» molto critica dell’influenza di Netanyahu sulla politica estera americana.