Volto dell’accordo con l’Iran, in costante ascesa nei sondaggi, sempre più presente sui media. E, soprattutto, stimatissimo dal presidente. Al momento non ci sono dubbi sul candidato che The Donald sosterrà nel 2028.

Ha pubblicato un altro libro di successo, ha contribuito a mediare un accordo di pace provvisorio con l’Iran, ha intrapreso un’intensa campagna mediatica ed è in costante ascesa nei sondaggi. Cosa ancor più importante, sembra aver ormai fatto definitivamente colpo su Donald Trump, che nel 2024 lo aveva pescato come vice per la sua corsa alla Casa Bianca e che nel 2028 potrebbe tirargli la volata. L’estate sembra aver consacrato J.D. Vance come indiscusso erede politico di The Donald, qualora dovesse candidarsi alle primarie repubblicane e dunque alle prossime Presidenziali. Con buona pace di Marco Rubio, dato in vantaggio fino a pochi mesi fa.

JD Vance (Ansa).

Vance era stato superato da Rubio, che poi è inciampato

Indicato già all’inizio del secondo mandato di Trump come suo possibile successore, Vance era stato superato (almeno per gli analisti) da Rubio, più lontano dalla retorica identitaria di altri esponenti MAGA. L’ascesa del segretario di Stato era stata sancita in Baviera alla Conferenza di Monaco, dove aveva ricevuto una standing ovation. Tutto questo mentre il presidente li metteva a confronto – arrivando quasi a contrapporli – nei suoi incontri coi consiglieri nello Studio Ovale, in vista di un ipotetico ticket elettorale per il 2028. I diretti interessati, senza mai dichiarare apertamente l’ambizione di raccogliere il testimone del capo, nel frattempo affermavano di non aver intenzione di mettersi i bastoni tra le ruote, assicurandosi reciproco sostegno. A metà aprile, però, Rubio si è imbarcato in due infruttuose missioni diplomatiche: in Ungheria il suo sostegno non ha impedito la sconfitta elettorale di Viktor Orban e in Pakistan dove i primi colloqui con l’Iran non hanno prodotto risultati. Da quel momento in poi è iniziata la rimonta di Vance, fino al contro-sorpasso.