È stato uno dei volti simbolo dell’epoca d’oro del cabaret televisivo italiano, portando sul palco un tormentone che ha cristallizzato un’intera era politica. Con il suo iconico “Povero Silvio”, Antonio Cornacchione non ha solo fatto ridere l’Italia, ma ha raccontato l’ultima fase del “berlusconismo” direttamente dalle frequenze di Mediaset. In una lunga intervista concessa a Fanpage.it, l’attore ha ripercorso le tappe della sua carriera, svelando aneddoti inediti e togliendosi qualche sassolino dalla scarpa riguardo alla recente celebrazione del trentennale di Zelig.
Il gran rifiuto di Zelig: “Più realisti del Re”
L’assenza di Cornacchione allo speciale per i trent’anni di Zelig non è passata inosservata. E il motivo è tutt’altro che casuale. “Ero stato contattato, avevo scritto il mio pezzo”, ha rivelato l’attore. “Poi mi hanno informato dicendomi che non erano interessati a monologhi satirici. Ma allora perché cercarmi?”. Un’esclusione che l’attore interpreta come un eccesso di zelo preventivo da parte dei vertici, non attribuibile direttamente alla famiglia Berlusconi. “Qualcuno, secondo me, è stato più realista del Re“, ha sottolineato a Fanpage.it. “Silvio Berlusconi una cosa del genere non l’avrebbe mai fatta, però non penso che la famiglia fosse al corrente della questione”. Il pezzo preparato per l’occasione non era peraltro una sterile riproposizione del passato: “Era diverso. Mi rivolgevo a Trump, alla Meloni, alla Santanchè. Citavo giusto una volta Marta Fascina, sottolineando come io piangessi molto prima di lei per Silvio, ma a me non è stato lasciato nulla in eredità!”. Una chiusura netta che lo porta a un consiglio non richiesto ai creatori storici del format: “Il marchio ‘Zelig’ ormai è di Mediaset. Fossi in Gino, Michele e Giancarlo Bozzo lascerei a loro il brand e mi tufferei in una nuova avventura, tornando all’origine”.







