Il celebre comico si racconta a Fanpage.it: “Il tormentone su Silvio si autoalimentò rapidamente. Stupì il fatto che prendessi in giro Berlusconi sui suoi canali. Sanremo? La gente rise, a qualcuno però non piacque la gag col finto Prodi. Per Zelig30 avevo preparato un monologo su Trump e Meloni, ma mi dissero che non erano interessati a pezzi di satira”.

Tra i protagonisti indiscussi dell’epoca d’oro di “Zelig”, a tal punto da possedere uno dei tormentoni più potenti del programma. Sì perché il “Povero Silvio” di Antonio Cornacchione non ha solo segnato una certa epoca della satira, ma ha anche delineato l’ultima fase del ‘berlusconismo’, esauritasi con la caduta del Cavaliere nel novembre del 2011.

“Quella parodia fu ispirata involontariamente da Emilio Fede”, racconta l’attore a Fanpage.it. “Mi imbattei in un suo commento post-elettorale e scattò la scintilla. Continuava a sottolineare che Silvio si era sacrificato, che l’aveva fatto per noi. Io ci aggiunsi un po’ di vittimismo, abbinato alle lacrime e alla finta commozione”. Un exploit che nel caso di Cornacchione arrivò dopo una lunghissima gavetta e strade ricche di bivi. Nato nel 1959 a Montefalcone nel Sannio, si trasferì all’età di un anno in Lombardia: “I miei sono sempre rimasti là, spostandosi tra Pavia, Cormano, il lago Maggiore e Milano, dove approdammo attorno al 1970, subito dopo la strage di Piazza Fontana. Era una città molto diversa da quella che è oggi e si respirava un clima particolarmente pesante”.