In questa intervista a Fanpage.it, Gene Gnocchi parla della televisione che “ha paura di rischiare”, di “opinionismo malattia della tv” e del calcio che non riesce più ad appassionarlo. Il comico racconta anche il rapporto con Simona Ventura, perché averla vista al GF lo ha “intristito” e un ricordo inedito di Silvio Berlusconi: “Io e Teo Teocoli andammo a cena ad Arcore, entrammo e lui stava litigando al telefono con sua moglie Veronica Lario per decidere il colore delle tende. Anche lì, riuscì ad avere ragione lui”.
A 70 anni Gene Gnocchi si definisce senza esitazioni “un pensionato”. È una battuta, ma soltanto fino a un certo punto. Perché dietro il comico che ha attraversato quarant'anni di televisione italiana, da Mai dire Gol a Quelli che il calcio, passando per Sanremo, Sky e che sferza il calcio sulla Gazzetta dello Sport, oggi c'è soprattutto un osservatore disincantato che guarda il mondo con la distanza di chi non deve più dimostrare nulla.
E forse è proprio per questo che si concede il lusso di dire quello che pensa, magari scontentando anche qualcuno. La televisione contemporanea? “È tutto basato sui reality, è il trionfo dell'uomo comune. Intorno è tutto un brulicare di opinionisti, che per me è un cancro della televisione”. Gli opinionisti, rincara, sono diventati “una malattia della tv”. Non salva nemmeno il Grande Fratello, definito “una scommessa persa in partenza”, e confessa che vedere l'amica Simona Ventura impegnata in “quelle baracconate” lo “intristisce”. Nell'intervista a Fanpage.it Gene Gnocchi racconta poi il rapporto con i genitori e la sua terra (“la nebbia è fondamentale”), il calcio che non ama più (“uno spettacolo non più spettacolare”), il rimpianto di non aver mai giocato in Serie A nonostante il tesseramento con il Parma a 50 anni, la delusione per i plagi attribuiti a Daniele Luttazzi e un episodio inedito con Silvio Berlusconi. Fino a una conclusione sorprendente maturata dopo aver compiuto 70 anni: “Ho capito che la vita è un non senso totale”. Poi però sorride e aggiunge che ha imparato ad ascoltare gli altri. Una lezione che, forse, vale più di qualsiasi battuta.








