Non nasconde che "potrebbero esserci conseguenze serie, sì, ma il rispetto che si deve all'Italia viene prima di tutto". Luca Ciriani guarda così alle tensioni tra Trump e Meloni e intamnto, intervistato da Repubblica, il ministro dei Rapporti con il Parlamento anticipa il suo forfait al tradizionale ricevimento all'ambasciata Usa per il 4 luglio: "Non ci vado, ci sono sempre stato, ma questa volta non c'è nulla da festeggiare", taglia corto.
"In effetti non riesco a dargli una spiegazione razionale. Se proprio devo trovarne una, direi che forse si aspettava una presidente del Consiglio più docile, una signorsì sempre a disposizione. Invece si è scontrato con una leader che intende difendere l'Italia e l'onore del Paese non solo a parole", dice Ciriani guardando all'escalation verbale del Presidente Usa verso la premier che, annota ancora, "ha un carattere con un filo di ferro, direi, e non si è mai piegata, nè lo farà in futuro. Solo così riesco a ipotizzare questi falli di reazione senza senso".
"Siamo alleati degli Usa, amici leali, ma - rivendica - non sudditi". E ora? A chi gli domanda se il governo tema ripercussioni da Washington, come nuovi dazi o riduzioni della presenza militare statunitense nelle basi in Italia, Ciriani dice "spero di no, anche se ormai è difficile capire cosa possa accadere dopo un attacco così. Certo, le relazioni tra due Paesi sono radicate, c'è un'amicizia consolidata da decenni e dovrebbero proseguire e fondarsi sull'unità dell'Occidente, unico baluardo del mondo libero. Spero - manda a dire l'esponente di governo - che prevalgano queste ragioni".










