di
Stefano Agnoli
Le alternative si dividono in tre categorie: quelle che hanno funzionato (almeno in parte), quelle storiche ed esistenti che possono essere riadattate e quelle che non esistono affatto, ma di cui si inizia a discutere
Un accordo tra Washington e Teheran potrebbe riaprire lo Stretto di Hormuz, ma non risponde alla domanda più urgente: anche se la guerra dei cento giorni è «finita», quanto è sensato dipendere ancora da un corridoio di 33 chilometri, sorvegliato da un Paese ostile e da cui passavano 20 milioni di barili di greggio al giorno? E più concretamente: è possibile trovare una, o più, vie di fuga?
Un inventario può dividere le alternative strutturali a Hormuz in tre categorie: quelle che hanno funzionato o che hanno funzionato solo in parte, quelle storiche ed esistenti che possono essere riadattate, e quelle che non esistono affatto ma di cui si inizia a discutere.








