Il gobbo di Notre Dame fu qualcosa di unico, inimitabile, un'opera assolutamente rivoluzionaria, e benché magari sia ancora difficile ammetterlo, il vero apice del Rinascimento Disney, poco prima che quel ciclo improvvisamente andasse ad estinguersi. Da quel 21 giugno del 1996, nulla è più stato lo stesso nel mondo dell'animazione.Un film Disney che andò dove nessun altro osavaIl gobbo di Notre Dame, tratto dal celeberrimo romanzo del grande Victor Hugo, era già stato portato sul grande schermo fin dai tempi del cinema muto, in virtù della sua incredibile bellezza e complessità narrativa e soprattutto tematica. Rappresentava e rappresenta ancora oggi un caposaldo assoluto della letteratura francese, una delle storie di dannazione, sofferenza e redenzione più belle di sempre. Genesi complicata, lunga, ma anche molto ambiziosa quella di questo film, perfettamente in linea con ciò che era la Disney di quegli anni. La Sirenetta, La Bella e la Bestia, Il Re Leone, avevano confermato che al pubblico la classicità, i grandi autori, i grandi personaggi della tradizione e mitologia, continuavano a piacere in modo unanime. Il gobbo di Notre Dame nacque con l'intento di essere un film d'animazione maturo, complesso, cupo anche, questo a livello sia di temi che di caratterizzazione dei personaggi.Il produttore Don Hahn, chiese ed ottenne dai vari sceneggiatori alternatisi, qualcosa in grado di distinguersi completamente da tutto ciò che erano stati i Classici Disney fino a quel momento. Produzione gigantesca, rischiosa, soprattutto dal punto di vista visivo, con la necessità di creare grandi scene di massa (si creò un software ex novo) e la necessità di avere team d'animazione sia negli Stati Uniti, in Florida e California, che a Parigi. La cattedrale simbolo della Francia, ma poi la città stessa, diventò qualcosa di più di un mero sfondo, ma una grande, unica protagonista aggiunta. Per trovare qualcosa di simile, dobbiamo citare Federico Fellini e La dolce vita, o quello che John McTiernan aveva fatto in Die Hard - Duri a morire due anni prima con la Grande Mela. Centinaia di artisti si cimentarono nella realizzazione di un colossal animato come mai era stato pensato prima, al servizio di una storia tragica.Il 15 giugno del 2001 debuttava il film di Gary Trousdale e Kirk Wise, fiasco terrificante al botteghino ma diventato con il tempo un cultLa trama era ambientata in quel XV secolo dove la Francia di Luigi XI era stremata da divisioni interne, dalla Guerra dei Cent'anni. Ed è per le strade di una Parigi fredda e bellissima che facciamo la conoscenza di loro due: di Quasimodo e del Giudice Frollo. Lui un neonato deforme la cui madre è uccisa da quell'uomo oscuro, contorto, che si sarebbe rivelato il cattivo più complesso e importante mai creato dalla Disney. Il gobbo di Notre Dame lo rende connesso fin dai primi istanti ad un qualcosa di profondamente inquietante, perché teoricamente custode di legge e razionalità, ma in realtà un folle sadico, xenofobo, estremista religioso, razzista. Pochi anni prima Ralph Fiennes in Schindler's List di Steven Spielberg con il suo Amon Göth aveva terrorizzato il mondo, ci aveva donato un totem alla crudeltà umana unico. Fu proprio quel gerarca nazista la fonte di ispirazione per un villain unico.Frollo era pericoloso perché sicuro di essere nel giusto, portatore di santità, buon senso e ordine. Il gobbo di Notre Dame, lo rende padre adottivo recalcitrante di Quasimodo, creatura deforme ma pura di cuore, ingenua, desiderosa soltanto di essere amata. Diventa il campanaro e l'invisibile abitante di quella cattedrale, andando contro tutto ciò che la Disney era stata fino ad allora. Certo, bisogna ricordare che il film uscì in un momento in cui i Classici Disney erano in evoluzione, eppure ancora connessi ad una rappresentazione della virtù morale legata all'aspetto estetico. Principi, principesse, erano tutti belli, perfetti, delle sculture greche in movimento armate di ogni qualità. I cattivi invece, fin dai tempi di Biancaneve e i sette nani, potevano anche essere talvolta gradevoli d'aspetto, ma la loro vera natura interiore si rivelava al mondo tramite trasformazioni mostruose. Con questo film tale principio fu stravolto.Una nuova concezione di malvagità storicaIl gobbo di Notre Dame precedette Shrek (elemento mai abbastanza sottolineato) nel darci un protagonista diverso dalla norma, un uomo emarginato non per la sua anima, ma per il suo corpo. Parimenti importante fu il personaggio di Esmeralda, molto diverso dalle solite Principesse della Disney, parte di un'evoluzione della figura femminile che poi avrebbe trovato il proprio apice assoluto in Mulan. Esmeralda è ribelle, imprevedibile, comprensiva e altruista, non una figura passiva e fungerà anche da tramite verso una nuova visione di malvagità, molto più torbida. Una violenza connessa al genere, ad un desiderio sessuale represso che si fa sempre più visibile in Frollo. In lui, abbiamo anche maschilismo, machismo, l'alfiere di una società patriarcale, una volontà di controllo e potere sulle donne. Tale caratteristica illumina Il gobbo di Notre Dame di una maturità fuori scala.Ne Il Re Leone una scena simile era stata eliminata, ma qui invece, rappresentò un elemento reso memorabile dalla scrittura. Frollo da un lato vuole bruciare Esmeralda come eretica, dall'altro è attratto da lei in modo inquietante, ma sessualmente molto presente. Proprio in tale dinamica, c'è tutta la realtà di ciò che fu la caccia alle streghe, i mille episodi di crudeltà che la Chiesa o chi per essa in ogni epoca firmò nei confronti delle donne. Il gobbo di Notre Dame fu quindi molto diverso da ciò che era un tipico film Disney per famiglie, a dispetto dei tre simpatici Gargoyles, del prode Capitano Febo, non a caso il più dimenticato e dimenticabile tra i Principi della Disney. Il Principe in verità è lui, è Quasimodo, che si muove come un acrobata nella Chiesa, sorretto da una colonna sonora portentosa di Alan Menken e Stephen Schwartz, ci regalò sequenze incredibili come la Festa dei Folli o quella nelle catacombe.Cinquant'anni dopo Incontri ravvicinati del terzo tipo, il regista di ET - L'extraterrestre e di La guerra dei mondi torna a guardare le stelle con speranza e meravigliaIl gobbo di Notre Dame era la storia di un essere usato come capro espiatorio da una collettività atterrita dalla propria mostruosità morale. Ma a trent'anni di distanza, è sempre Frollo a rimanerci impresso, con l'eredità storica di ciò che sono stati uomini come Torquemada, coloro i quali hanno sempre cercato nel diverso la causa di ogni male. Il che ci ricorda perché Il gobbo di Notre Dame anche in questo 2026 rimanga non solo uno dei più grandi film Disney di sempre per bellezza e caratura artistica, per equilibrio di scrittura e innovazione tecnica. Fu un film sulla Storia, sul concetto di emancipazione dalla tirannia, dalla sofferenza, dalla persecuzione che ha sempre colpito le minoranze. I gitani ieri, poi gli ebrei, i protestanti, oggi tocca ai migranti, c'è sempre un'anomalia a cui addossare tutto ciò che odiamo, tutto ciò che temiamo, la parte più oscura del nostro essere e della nostra società.Per questo, soprattutto per questo, al di là dello straordinario successo economico, degli Oscar, Il gobbo di Notre Dame è stato il più importante film Disney degli anni '90: lanciò la sfida ad un'animazione diversa, matura, adulta, anche scomoda e difficile. Ma per il Rinascimento Disney era troppo tardi ormai. Di lì a pochi anni la CGI dominerà completamente il mondo dell'animazione, Toy Story uscito l'anno prima già aveva siglato la fine della vecchia e magnifica animazione della Disney. Ma diversità, accettazione dell'altro, inclusività diventeranno le parole d'ordine più che mai. Tuttavia, nessun film è riuscito ad affrontare questi temi, a darci un'analisi così potente e intima di cosa significhi essere gli ultimi come ha fatto Il gobbo di Notre Dame. Non un caso che di Live Action non si sia mai parlato visto che, paradossalmente, oggi sarebbe considerato un film troppo scomodo da fare.