La carica dei cento e uno compie 65 anni. A dispetto del tempo, rimane un Classico Disney tra i più influenti, popolari e importanti della storia, non solo dal punto di vista artistico o culturale, ma perché salvò, letteralmente, la Disney dal fallimento. Intere generazioni sono cresciute con Pongo, Peggy, i loro cuccioli e soprattutto con lei, Crudelia De Mon, una villain come poche nella storia.Un Classico nato senza alcuna reale aspettativaLa carica dei cento e uno nacque in circostanze alquanto complicate, per non dire a dir poco uniche. Walt Disney era tra l'incudine e il martello in quegli anni, tra la necessità di consolidare il suo percorso produttivo di leader dell'animazione e le difficoltà che incontrava sul mercato. Erano criticità connesse ad un'evoluzione costante e ben poco prevedibile del pubblico, ma anche ad un'innovazione dell'animazione che, per quanto interessante e necessaria, aveva cominciato ad avere un impatto economico sempre più pesante. La carica dei cento e uno era stato un romanzo di grande successo di Dodie Smith nel 1956 e Walt Disney, col suo solito fiuto, comprese immediatamente le potenzialità dietro quella storia, che pareva fatta apposta per diventare uno dei suoi film. La finalizzazione dell'acquisto dei diritti comportò diverso tempo, ma quando finalmente andò in porto, nel 1957, Walt Disney si era concentrato su un altro, ben più ambizioso progetto: La bella addormentata nel bosco.Quel film si rivelò di uno dei suoi progetti più più costosi e complicati, e benché nel corso del tempo destinato a diventare uno dei Classici Disney più amati, quando infine uscì, nel 1959, si rivelò un flop doloroso e soprattutto dall'impatto potenzialmente distruttivo per la Disney. A dirla tutta, le perdite furono tali che la Disney si trovò vicina a dover dire addio al mondo dell'animazione e diventare uno Studio come tutti gli altri. La carica dei cento e uno nacque quindi come potenzialmente l'ultimo Classico Disney. Walt non lo segui così assiduamente come aveva fatto in altre occasioni, ma si affidò quasi completamente a Bill Peet, che modificò la storia, i personaggi e l'iter in modo tale da accontentare un pubblico quanto più trasversale possibile. Ebbe però un budget ridotto in modo significativo rispetto ad altri progetti del passato. Ed è qui che il discorso si fa interessante, perché quella che sembrava essere una condanna al fallimento o comunque un elemento che potesse pregiudicare la caratura artistica, fu invece scongiurato dalla xerografia.La xerografia era stata creata negli anni ‘50 per facilitare la riproduzione dei documenti, soprattutto documenti riservati, insomma era la nonna delle moderne stampanti. Ma l’animatore Ub Iwerks scoprì proprio nel 1959 che la si poteva utilizzare anche per trasferire i disegni del team d'animazione sulla celluloide. Così facendo, non c'era più la necessità di passare attraverso il costoso processo di inchiostrazione (fatto a mano all'epoca) e risparmiando quindi tempo e soldi. Fu la svolta assoluta, che Walt Disney abbracciò immediatamente, e salvò il progetto (anche se comportò il licenziamento di 300 animatori), che era sul punto di venire cancellato. I leggendari “Nine Old Men” della Disney si misero a lavoro sotto la guida di Ken Anderson e il risultato finale fu uno stile modernista, realistico, lontano dalla freddezza e classicità dei precedenti, ma in parte ancora legato all'estetica della Hollywood delle rom-com del dopoguerra. Un mix affascinante, anche perché connesso a scelte cromatiche molto nette, basate sulla contrapposizione costante tra caldo e freddo, luce ed oscurità.Il mondo dei soliti animali antropomorfi e quello degli umani fu unito in modo diverso dal solito nel mondo della Disney. La carica dei cento e uno comincia con Rudy, un musicista che in una Londra affascinante e caotica condivide il suo piccolo appartamento con Pongo, il suo cane dalmata. Questi, stango della loro singletudine, fa sì che la loro strada si incroci con quella della bella Anita e di Peggy, pure lei dalmata. Grande storia d'amore, matrimonio umano e canino, e tutti vissero felici e contenti. Beh, non proprio, perché quando Peggy sforna quindici cuccioli (in una delle scene più inusuali nel mondo Disney) qualcuno bussa alla loro porta: Crudelia De Mon. Con questo personaggio, la Disney ci regalò una villain diversa da ogni altra si fosse mai vista sul piccolo e grande schermo, qualcosa al di fuori di ogni razionalità, ogni logica, ogni precedente. Una villain che avrebbe avuto un impatto nell'immaginario collettivo così potente, da diventare secondo molti il vero lascito, la vera protagonista del film.Quando una villain alla fine si mangia il filmCrudelia De Mon ebbe una genesi particolare, in lei c'era qualcosa delle grandi dive della Hollywood anni ‘40, ma il suo look ricercato strizzava l’occhio anche al glamour britannico, all'ambiente delle socialite anni '50. Ancora oggi è la miglior metafora visiva di sempre del concetto di decadenza, espressa dalla durezza dei lineamenti, da quegli zigomi scavati, quegli occhi febbricitanti e l'impressione che sia ad un passo dalla vecchiaia e dalla morte. Fondamentale fu l'apporto della doppiatrice Betty Lou Gerson, che le diede una voce caratteristica. Nel passato, la Disney ci aveva regalato già villain interessantissimi, incredibilmente innovativi. Dall'invisibile cacciatore di Bambi, al Chernabog di Fantasia, l'Edgar visto ne Gli aristogatti. Ma forse il confronto più interessante deve essere fatto con la Grimilde di Biancaneve e i sette nani e la Malefica de La bella addormentata nel bosco. Crudelia De Mon si posiziona come una terza retta parallela, per cose dire, rispetto a queste due donne del male.Come loro è elegante, solitaria, priva di empatia, aggrappata ad un'ossessione che la consuma internamente. Altro elemento in comune non casuale è il predominare del colore viola, da sempre simbolo della follia e che poi sarebbe diventato una costante non solo nei villain Disney, ma in altri personaggi dei fumetti e del cinema, vedasi il Joker. Crudelia De Mon però in La carica dei cento e uno è un simbolo di male patologico, perché, al contrario di Malefica o Grimilde che si rifanno al folklore, al mito, non è connessa al desiderio di un qualcosa di materiale o comprensibile, come il potere o la vendetta. La sua fissazione per le pellicce, in particolare quelle dei dalmata, rimane ancora oggi a tanti anni di distanza qualcosa di assolutamente fuori da ogni schema e ogni comprensione umana, risulta ad un tempo inquietante e spassosa. In lei c'è la deformazione del consumismo più estremo, del possesso come malattia, quasi anticipando ciò che avrebbe scritto Chuck Palahniuk tanti anni dopo in “Fight Club”.Cinque (più uno) titoli internazionali disponibili in streaming che raccontano di serial killer, per chi va matto per il genereGallery6 Immaginidi Lorenza NegriGuarda la galleryGaspare e Orazio, i suoi due pasticcioni complici, rapiscono i cuccioli di Pongo e Peggy, che per salvarli diventano degli improvvisati detective, sfruttando il passaparola di un mondo animale fantasioso ed intrigante. Sono tutti elementi di un film d'avventura che diventa quasi un film carcerario da metà in poi, ed in cui il concetto di paura per il pubblico più giovane esplorò orizzonti inediti nel mondo Disney. La carica dei cento e uno, con quei 99 cuccioli di dalmata in fuga nella neve, affascinò ogni bambino dell'epoca, e coinvolse con i suoi riferimenti al cinema “serio” anche gli adulti. Ancora oggi regala momenti di autentica tensione, anche di paura, basti pensare al primo piano di una sempre più demoniaca e infuriata a Crudelia De Mon, strega moderna alla guida di una Panther De Ville destinata come lei al mito. Arricchito da uno humour elegante, da una bellissima colonna sonora, pur uscito tra mille dubbi La carica dei cento e uno diventò ciò che nessuno, neppure Walt Disney, pensavo potesse essere: uno straordinario successo commerciale e di critica.La carica dei cento e uno salvò letteralmente la Disney, fu il carburante economico e il punto di riferimento artistico per ciò che sarebbe stata la loro produzione animata da quel momento fino alla crisi degli anni ‘80 e ne avrebbe confermato il ruolo egemone nell’intrattenimento animato mondiale. Ma soprattutto, al di là della sua effettiva semplicità, La carica dei cento e uno ci ha regalato un'avventura per tutta la famiglia di rara bellezza e dinamismo, diventata patrimonio universale. Crudelia De Mon, paradossalmente, è stata il grande regalo, il raro caso di una villain che si prende il film. Sarebbe poi tornata su piccolo e grande schermo tante altre volte, arrivando a ridefinire il concetto di malvagità e persino di eleganza al femminile. A dimostrazione che, come volta negli ultimi anni ci si è dimenticati soprattutto alla Disney, il cattivo serve sempre in una storia perché, citando il grande Fernando Savater, una storia senza un buon cattivo, è un po' come un hamburger senza patatine fritte.
La carica dei 101 compie 65 anni, la storia del Classico che salvò la Disney regalandoci una villain magnetica e indimenticabile
Il 25 gennaio del 1961 usciva nelle sale un film d'animazione capace di stabilire un nuovo standard tecnico e narrativo, diventando patrimonio comune







