Prima o poi, quasi tutti gli scrittori finiscono per interessarsi alle tombe altrui (ma anche alla propria, attraverso i personaggi messi su carta, come il Prospero della Tempesta che rivolge alla propria tomba «un pensiero su tre», o come il suo discendente Mickey Sabbath, che prefigura la sua tomba nei cimiteri di periferia nel New England). Di conseguenza non mancano i resoconti cimiterial-letterari. Non è un genere macabro. E i più ispirati finiscono col diventare dei veri e propri libri di viaggio: recentemente era arrivato in Italia Tumbas di Cees Nooteboom – scrittore che del viaggio perpetuo aveva fatto uno stile di vita e una inesauribile fonte per la sua scrittura –, peraltro corredato da belle fotografie: proprio come Qualcuno cammina sulla tua tomba dell’argentina Mariana Enríquez (traduzione di Alessio Casalini, gran vía, pp. 392, € 18,00), già edito da noi una decina di anni fa da Caravan in una edizione non definitiva (nella nuova versione ci sono inedite «tappe»).
Difficile da credere, per chi conosce i suoi romanzi e racconti, che il dark non faccia in qualche modo parte di un simile lavoro: le sue pagine narrative sono attraversate da motivi orrorifici, che l’hanno resa riconoscibile e nota in Europa quanto nelle Americhe. Eppure, così è. Via via che i luoghi visitati si avvicendano, da Parigi a Londra, dalla Patagonia argentina a quella cilena (dove è ambientato forse il racconto più bello) fino a Buenos Aires, passando dall’Australia e da Genova (cimitero di Staglieno), emerge, accanto al piglio diaristico, un certo sguardo «sociale» di Enríquez, da sempre presente nella sua scrittura, che contribuisce alla ampiezza di quello che si presenta come un travelogue in piena regola, fatto anche di descrizioni e divagazioni, attraversato da una vena intimista, riempito di vitali celebrazioni degli affetti, e tramato di umorismo: elemento caratterizzante, quest’ultimo, anche delle sue visioni romanzesche, pure quando esse appaiono mortuarie e lievemente iettatorie.







