Un funerale così squallido da essere celebrato in un parcheggio, un defunto così poco amato che sua sorella se ne va a metà cerimonia per correre a fare la spesa, uno stolido cronista che confeziona una notiziola su un avvenimento solo in apparenza irrilevante: comincia così La intriga del funeral inconveniente (Seix Barral, 2026), l’ultimo romanzo di Eduardo Mendoza nonché il sesto il cui protagonista è il «detective senza nome» che l’autore ha collocato nel 1978 al centro dell’esilarante e fortunatissimo Il mistero della cripta stregata (l’edizione italiana, pubblicata da Feltrinelli, è del 1990).
Non sappiamo se anche quest’ultima prova di uno dei più importanti e amati scrittori spagnoli verrà tradotta nel nostro paese, ma la presenza di Mendoza a Taobuk (oggi alle 16, Palazzo Corvaja, Taormina, per l’incontro «Ironia e disincanto») e dove riceverà il Premio Sicilia (l’ennesimo, in una carriera segnata sin dall’inizio da una pioggia di onori che includono, il Cervantes e il Princesa de Asturias) è senz’altro un’occasione per rileggere l’opera di un autore che ha vinto la scommessa di produrre best seller di ampio successo commerciale, ma dotati di indiscutibile qualità letteraria.











