Minonzio, nel giornalismo la metafora dell’esistenza. Sabato la presentazione del libro

L’INTERVISTA. Il primo romanzo del direttore de «La Provincia» di Como, Lecco e Sondrio racconta il mondo dell’informazione. Sabato a Bergamo alla libreria Feltrinelli di via XX Settembre.

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È, per lui, il gran giorno, in cui deve tenere il discorso di insediamento come nuovo direttore del più autorevole quotidiano cittadino. Ed è, per l’umanità, il momento in cui è arrivata «la grande notizia che avrebbe cambiato i destini del mondo». Ma, al fondo, per lui e per il mondo, poco o nulla cambierà. Questa doppia, presunta palingenesi segna l’inizio de «Gli inascoltati» (Polidoro, 2026), primo e denso romanzo di Diego Minonzio, direttore de «La Provincia» di Como, Lecco, Sondrio, e di Unica Tv. L’autore lo presenterà sabato 27 giugno, alle 18, alla libreria Feltrinelli (in via XX Settembre, 55, a Bergamo), in dialogo con Dino Nikpalj, vicecaporedattore de «L’Eco di Bergamo».

Minonzio, lei è direttore di giornali, ma il mondo dell’informazione esce malconcio da questo lunghissimo monologo interiore, «erlebte rede», «arrière-pensée» di un neo direttore di giornale. Un carrozzone che lavora nel segno di conformismo e cinismo, senza rispetto per il lettore. «Il libro non è un saggio, un’analisi sociologica sui mali del giornalismo. Non c’è alcun riferimento ad alcun giornale o gruppo editoriale. È una metafora dell’esistenza. L’ho applicata a un giornale perché è il mondo che conosco meglio. Fossi stato un avvocato avrei ambientato il libro in uno studio legale. Il giornale è un pretesto per fare un ragionamento più ampio e profondo sull’esistenza. Ogni esistenza è una facciata, tutti recitiamo la nostra parte in commedia, ovunque si viva e si lavori. Maschere pirandelliane che si muovono sul palcoscenico».