L’offensiva israeliana in Libano, tra le più violente degli ultimi mesi, arriva in un momento di estrema fragilità per la diplomazia mediorientale. Il memorandum d’intesa firmato solo pochi giorni fa da Stati uniti e Iran non riesce a prendere il volo: prevedeva la fine delle ostilità su tutti i fronti e l’avvio di sessanta giorni di negoziati per un’intesa nucleare globale. Ma il cessate il fuoco tra Israele ed Hezbollah, entrato formalmente in vigore venerdì pomeriggio e mediato da Washington e Doha, si è rivelato fragilissimo. Solo poche ore dopo i raid sono ripresi con un’intensità sorprendente. L’escalation in Libano ha costretto i mediatori a rinviare a oggi i colloqui tecnici tra Usa e Iran previsti in Svizzera ieri.

Teheran continua a chiedere la fine delle ostilità in Libano e ieri il comando centrale di Khatam al-Anbiya ha annunciato la chiusura dello Stretto di Hormuz al traffico marittimo, definendola il primo passo per contrastare quella che descrive come una violazione palese degli impegni assunti dagli Stati uniti. Un’enorme leva di pressione attraverso la quale l’Iran intende costringere Washington a frenare l’azione militare israeliana. Mercati energetici in allarme, l’indice Brent inverte il suo andamento verso l’alto e supera gli 80 dollari.