Il 22 giugno sarà una giornata decisiva per il calcio italiano. In gioco c’è il futuro della Nazionale. È infatti il giorno dell’elezione del nuovo presidente federale. Una sfida tra due ex, l’ex presidente del Coni Giovanni Malagò (favorito) e l’ex presidente della Figc Giancarlo Abete (tra il 2007 e il 2014): una partita che avrà la prima conseguenza sulla panchina della Nazionale.

La prima grande decisione del nuovo presidente sarà infatti quella relativa al commissario tecnico chiamato a guidare gli azzurri verso il Mondiale del 2030, dopo l’addio di Rino Gattuso, lo scorso marzo, dopo che l’Italia per la terza volta di seguito ha mancato la qualificazione ai Mondiali (con Ventura, nel 2018 e con Mancini nel 2022). Tra i nomi che circolano con maggiore insistenza c’è proprio quello di Roberto Mancini, un ritorno che potrebbe sembrare una soluzione suggestiva. Perché Mancini è stato l’allenatore che cinque anni fa ha riportato entusiasmo attorno agli azzurri, culminato con il trionfo all’Europeo del 2021. Nessuno può cancellare quel trionfo ai rigori a Wembley. Vero. Ma siccome il calcio vive (o dovrebbe vivere) di credibilità, con Mancini alla guida, quel progetto di rifondazione di cui tutti parlano non sarebbe credibile. Non solo per come lasciò la nazionale.