Un danno erariale da quasi 2 milioni di euro causato da un arricchimento illecito. È questa l’accusa mossa nei confronti di Alberto Oliveti, presidente della Fondazione Enpam, che il 24 aprile scorso è stato citato in giudizio dalla Procura della Corte dei Conti del Lazio che gli ha imputato “condotte dolose” e “doloso arricchimento“. I magistrati hanno specificato che, a loro dire, “pienamente consapevole sia dello strapotere esercitato in seno all’Enpam che della carica ricoperta, (Oliveti, ndr) ha con risolutezza piegato la funzione rivestita, in palese conflitto di interessi e realizzato gli illeciti dannosi nella convinzione di poterli perpetrare assolutamente indisturbato”.
Accuse pesanti per il medico che è alla guida dell’ente da ben 14 anni, da quando, nel 2012, salì alla guida dell’Enpa venendo sempre riconfermato, l’ultima volta nel 2025 con oltre il 95% dei consensi. Secondo l’accusa, Oliveti beneficiava di compensi legati alla sua partecipazione a comitati consultivi e assemblee di fondi di investimento di diverse società di gestione del risparmio. Soldi che, sostiene la Procura, in realtà non gli erano dovuti perché la partecipazione a questi appuntamenti è “insita nei suoi doveri derivanti dal rapporto di servizio con Enpam, quello di rappresentare la stessa all’interno dei fondi di investimento”. I compensi percepiti dal 2020 sono stati elargiti proprio dall’ente previdenziale “in quanto quotista dei relativi fondi di investimento”, generando così una “doppia retribuzione“.










