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Il cessate il fuoco tra Israele e Hezbollah è una novità inattesa e soprattutto poggia su basi poco solide. È diverso nella forma da quello che era in vigore fino a questo momento, perché il precedente accordo era tra Israele e Libano ed escludeva Hezbollah, il gruppo sciita libanese con cui Israele è in guerra. Ma è simile nella sostanza perché è stato raggiunto su pressione esterna, quella degli Stati Uniti su Israele, e contro la volontà del governo israeliano.
L’accordo è stato raggiunto venerdì ed è entrato in vigore il giorno stesso, nel pomeriggio. È apparso fragilissimo fin da subito: sabato mattina ci sono stati alcuni scontri nel sud del Libano, a cui l’esercito israeliano ha risposto con bombardamenti che hanno ucciso 16 persone. L’Iran ha risposto immediatamente, dichiarando di nuovo chiuso lo stretto di Hormuz: il passaggio era stato riaperto nei giorni scorsi, seppure con molte incertezze, dopo la firma del vago memorandum d’intesa che dovrebbe mettere fine alla guerra in Medio Oriente.
La tenuta del cessate il fuoco tra Israele ed Hezbollah è strettamente collegata ai negoziati tra Iran e Stati Uniti perché l’Iran ha posto la totale interruzione dei bombardamenti sul Libano e il ritiro dell’esercito israeliano dal territorio libanese come condizione essenziale per proseguirli. In teoria dopo il raggiungimento del cessate il fuoco tra Israele ed Hezbollah entrambi i team negoziali avevano confermato che si sarebbero visti nelle prossime ore a Ginevra, in Svizzera, ma la situazione al momento è molto incerta.













