Le pressioni diplomatiche esercitate dall'amministrazione Trump hanno alla fine prodotto l'effetto richiesto. Israele e Hezbollah hanno raggiunto un accordo per un cessate il fuoco, entrato in vigore alle 16 ora locale di venerdì. A darne l'annuncio è stato un alto funzionario statunitense, specificando che l'intesa è stata perfezionata dai mediatori di Stati Uniti e Qatar, con il supporto della stessa diplomazia iraniana. Si tratta di una tregua diversa dalle altre - almeno sulla carta - perché è la prima siglata direttamente da Hezbollah e non dal governo libanese. La decisione giunge a sbloccare un quadro negoziale che rischiava lo stallo proprio sul dossier libanese. L'incontro del 19 giugno per la sigla ufficiale del memorandum d’intesa tra Washington e Teheran, infatti, è saltato. La delegazione iraniana si è rifiutata di presentarsi ai tavoli a causa del perdurare degli attacchi condotti dalle forze israeliane in Libano.

Fin dall’istante in cui i dettagli del memorandum d’intesa tra Stati Uniti e Iran sono diventati pubblici, è apparso chiaro che la fine dei combattimenti in Libano rappresentasse l'anello più debole dell’intesa. Non è un caso che l'Iran abbia preteso di inserire questo punto direttamente all'articolo uno del testo. Come sottolineato dall'analista americano Aaron David Miller su X, “la strategia di Teheran punta a stabilire una nuova equazione regionale: imporre un assetto che impedisca a Israele qualsiasi azione militare preventiva contro Hezbollah”. È stato proprio questo nodo a determinare il blocco della firma del memorandum a Ginevra e il rinvio a tempo indeterminato dei colloqui previsti in Svizzera, comunicato dal Ministero degli Esteri di Berna dopo l'annullamento del viaggio del vicepresidente statunitense JD Vance.