«Crêuza de mä», il capolavoro con cui Fabrizio De André e Mauro Pagani nel 1984 rivoluzionarono il modo di intendere la canzone d'autore italiana, è un brano profondamente radicato nella cultura ligure e mediterranea che continua a parlare a città lontane, accomunate dalla stessa relazione viscerale con il mare, il lavoro e la memoria. Da questa suggestione nasce il nuovo progetto di Stefano Palmieri, cantautore, chitarrista e art director tarantino, che pubblica la sua personale reinterpretazione di «Crêuza de mä», proseguendo un percorso artistico che intreccia ricerca sonora, identità territoriale e valorizzazione delle lingue popolari.
Il termine genovese «crêuza» indica un sentiero stretto che collega la terra al mare, un passaggio tra le case che conduce all'orizzonte. È una parola che contiene in sé il senso del viaggio, dell'attesa e della partenza. Un'immagine che trova una sorprendente corrispondenza anche a Taranto, città costruita tra due mari, fatta di vicoli, porti, vento e sale, sospesa da sempre tra lavoro e bellezza, industria e natura, speranza e disillusione.
Palmieri parte proprio da questa connessione ideale tra Genova e Taranto per costruire la propria lettura del brano. Due città portuali, popolari e contraddittorie, accomunate da un Mediterraneo che non è soltanto paesaggio ma anche condizione umana. Un Mediterraneo fatto di fatica, incontri, partenze, ritorni e trasformazioni continue.











