PORDENONE - Sette maggio del 2024, Pordenone anticipa tutti e si mette al riparo. Pochi giorni dopo rispetto alla sentenza della Corte di Cassazione, che a fine aprile di quell’anno aveva cancellato una multa per eccesso di velocità presa in tangenziale a Treviso per la “famosa” mancata omologazione/approvazione del dispositivo, il Comune aveva scelto la linea della massima cautela. E, primo tra tanti, aveva spento del tutto gli autovelox in dotazione alla polizia locale. Assurdo rischiare uno tsunami di ricorsi, questo era stato il ragionamento. Ieri, dopo il “Decreto omologazioni”, l’annuncio: a Pordenone tornano gli autovelox. Da un confronto tra l’assessore Elena Ceolin e il comandante della Locale Maurizio Zorzetto, è arrivata la chiusura della quadra. Ma negli stessi istanti è spuntato un problema: gli autovelox tornano in funzione, sì, ma al momento può essere messo su strada solo un dispositivo. Tutti gli altri sono inutilizzabili perché troppo vecchi e non in linea con l’ultima modifica normativa.

COSA SUCCEDE Le notizie di fatto sono due: il Comune ha sbloccato gli autovelox dopo più di due anni. Ma dovrà spendere per acquistare “macchine” moderne e con tutte le specifiche al loro posto. Solo un dispositivo tra quelli in dotazione al Comando di polizia locale, infatti, risulta omologato come richiede il decreto del Ministero dei trasporti, firmato il 9 giugno. Gli altri? Devono restare in soffitta. O meglio, sono da buttare. E spetterà al Municipio programmare l’acquisto di una nuova dotazione. «Ho incaricato il comandante della polizia locale di condurre tutte le valutazioni tecniche necessarie per individuare i macchinari più adatti all'acquisto — dichiara l'assessore alla Sicurezza Elena Ceolin — perché vogliamo che la scelta sia fondata su dati precisi e aggiornati. L'obiettivo non cambia: la misurazione della velocità non è uno strumento sanzionatorio, ma di prevenzione, a tutela di chi cammina, di chi pedala e di chi guida». LE TAPPE Il 22 aprile di due anni fa la Suprema Corte di Cassazione aveva dato ragione a un avvocato del foro di Treviso, che resisteva nel terzo grado di giudizio contro il Comune della Marca. Il motivo scatenante? Una multa per eccesso di velocità presa dal suo assistito, che procedeva a 97 chilometri l’ora sui 90 che rappresentavano il limite. La questione, forse di lana caprina ma importante, riguardava la non omologazione dei dispositivi per il controllo elettronico della velocità dei veicoli sulle strade. Velox approvati, secondo la Corte, ma non omologati. Quindi multe da cancellare e Comuni con i polsi tremolanti. Ed è proprio per questo che nei giorni successivi la polizia locale più importante del Friuli Occidentale, nonché una delle più corpose di tutta la regione (quella appunto di Pordenone e Cordenons) aveva di fatto “congelato” tutti i suoi dispositivi di controllo. «Almeno fino a quando non sarà fatta chiarezza sull’interpretazione concreta della sentenza - aveva spiegato il comandante Maurizio Zorzetto - la decisione resterà questa». Decisione che è cambiata solamente dopo due anni. Tanto infatti ci ha messo il governo a chiarire una questione spinosa come quella dell’omologazione e dell’approvazione dei dispositivi. Nel Friuli Occidentale erano stati fatti anche diversi passaggi con la Prefettura, soprattutto per togliere dal limbo dei velox come quelli fissi installati dopo le numerose tragedie della strada accadute sulla Cimpello-Sequals.