Il governo sul caporalato non ha fatto nulla, lasciare le cose come stanno a qualcuno conviene», dice Giovanni Mininni, segretario nazionale della Flai Cgil, nell’anniversario della morte di Satnam Singh, il bracciante indiano di 31 anni abbandonato dal padrone dopo che aveva perso un braccio nel macchinario per il fieno.
Dopo l’omicidio di Singh il governo promise una reazione dura. Eppure di caporalato si continua a morire.
L’azione dell’esecutivo è stata, quantomeno, manchevole. Subito dopo la morte di Satnam ci sono stati tre momenti di ispezioni straordinarie nei campi di tutto il paese, venne fuori un tasso di irregolarità che addirittura arrivava al 60%. Anche dopo il rogo dei braccianti di Amendolara, la ministra del Lavoro Calderone ha annunciato altre ispezioni straordinarie. Ma il fenomeno non lo è: la raccolta della frutta e della verdura ha dei cicli in base alle stagioni, dalla notte dei tempi. È tutto prevedibile. A maggior ragione da quando c’è il decreto flussi, un grande inganno.
Solo il 7% dei lavoratori chiamati in Italia ha ottenuto un permesso di soggiorno.
Il restante arriva da lavoratore e si ritrova fantasma, come le aziende che lo hanno invitato, e spesso va a finire nei ghetti. Perché le questure non richiama l’azienda passati, senza esito, i 15 giorni in cui il datore di lavoro è tenuto a regolarizzare la persona che ha chiamato dall’altro lato del mondo? Il decreto flussi va governato.








