Il petrolio potrebbe aver superato la fase più acuta della crisi mediorientale. Dopo l'accordo provvisorio tra Stati Uniti e Iran che ha esteso il cessate il fuoco e avviato una graduale riapertura dello Stretto di Hormuz, Goldman Sachs ritiene che il mercato stia entrando in una fase di progressiva normalizzazione.

Secondo Jerome Dortmans, co-responsabile del Global Oil and Products Trading della banca americana, gran parte dell'impatto geopolitico è già stato incorporato nelle quotazioni. Il Brent, che durante il conflitto aveva sfiorato i 118 dollari al barile, è sceso a circa 76 dollari, pur rimanendo sopra i livelli di inizio anno quando viaggiava intorno ai 60 dollari.

“La maggior parte dei movimenti di prezzo è probabilmente già stata scontata dal mercato”, osserva Dortmans. Pur escludendo che la crisi sia definitivamente chiusa, l'analista ritiene che il mercato stia tornando verso un equilibrio più sostenibile.

La prospettiva è rilevante perché arriva dopo mesi in cui gli operatori hanno temuto una chiusura prolungata dello Stretto di Hormuz, il passaggio attraverso cui transita circa un quarto del petrolio trasportato via mare nel mondo. Con la riapertura dei flussi, una parte delle tensioni sull'offerta sta progressivamente rientrando.