Anche il 17enne avrebbe smentito questo movente durante l'interrogatorio di giovedì. Resta il dubbio su quale sia stato il motivo della violenta aggressione finita in tragedia

L’eredità non sarebbe il movente dell’omicidio di Chiara Guerra. A sostenerlo, durante l’interrogatorio di giovedì davanti al Tribunale per i Minorenni di Trieste, sarebbe stato lo stesso 17enne accusato di aver ucciso la zia nella tenuta di famiglia di San Stino di Livenza. Una versione ribadita anche dai parenti della vittima attraverso una nota diffusa dal loro legale, che respinge le ricostruzioni basate su presunti dissidi economici.

Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, nel corso dell'interrogatorio il ragazzo avrebbe respinto l'ipotesi investigativa che collega il delitto a questioni ereditarie. Al momento resta quindi senza una spiegazione definitiva il motivo che avrebbe scatenato l'aggressione nei confronti della zia.

A ribadire la stessa posizione sono anche i familiari di Chiara Guerra attraverso una nota diffusa dall'avvocato Luca Pavanetto. Secondo il legale, "si sente parlare di questioni ereditarie che al momento non sembrano avere motivo di esistere né dignità giuridica". Infatti, chiarisce, "entrambi i genitori di Chiara sono ancora in vita e non vi è alcuna eredità di cui discutere". Il legale sottolinea quindi che "associare o ridurre la luminosa aura di Chiara e la sua dolorosa scomparsa a meri dissidi economici sia un ulteriore danno arrecato alla sua bellissima immagine".