Non è solo una questione di numeri, per quanto quei 67 lavoratori pesino come un macigno sul bilancio occupazionale del polo industriale siracusano. È una questione di silenzio. Quello che la Cogesi Srl, azienda cruciale nell’indotto, continua a opporre alle richieste di confronto delle sigle sindacali. Un muro che sta facendo salire la tensione tra i cancelli delle grandi fabbriche, trasformando una vertenza aziendale in un campanello d’allarme per l’intero territorio.

L’ombra dell’incertezza

Il malessere è palpabile. Fillea, Filca e Feneal, supportate dalle segreterie territoriali di CGIL, CISL e UIL, hanno deciso di alzare il tiro. Dopo settimane di tentativi di dialogo andati a vuoto, il tempo della diplomazia informale sembra scaduto. I sindacati hanno battuto un colpo secco alla porta della Prefettura: serve un tavolo istituzionale, subito. Non è più solo una richiesta di aggiornamento sulla situazione aziendale, ma una necessità per capire quale futuro attenda queste 67 persone e, di riflesso, l'economia della zona.

Il presidio: un segnale di coesione

Nei giorni scorsi, le portinerie del polo industriale sono diventate il teatro di una mobilitazione silenziosa ma significativa. I lavoratori della Cogesi non hanno cercato lo scontro, né hanno intralciato le attività produttive, scegliendo invece la via della presenza pacifica. È stato un gesto emblematico: fermarsi a guardare e farsi guardare. La risposta dell'indotto non si è fatta attendere: una solidarietà trasversale, da parte di colleghi di altre aziende e operatori del settore, che ha confermato come la vertenza Cogesi non sia un fatto isolato, ma una ferita aperta su un territorio che vive di lavoro industriale.