Reggio Emilia, 19 giugno 2026 – Un testo vergato giusto 10 anni fa, quando la consapevolezza che il proprio percorso di vita stava imboccando l’ultimo tratto e occorreva, data la rilevanza anche, se non soprattutto, pubblica della sua testimonianza di pastore divenuto poi figura apicale delle gerarchie ecclesiastiche, farne la giusta sintesi.
Il testamento spirituale del cardinale Camillo Ruini, scomparso martedì all’età di 95 anni, si snoda su due grandi macrotemi, la difesa del suo pensiero, delle sue idealità, sovente divisive, e il ringraziamento innanzitutto a Dio ma anche agli Uomini che lo hanno ispirato e guidato durante il suo lungo cammino terreno.
Il testamento spirituale di Camillo Ruini
“Ti ringrazio, Signore, per la lunga vita che mi hai dato, per avermi fatto cristiano, per la chiamata al sacerdozio e per i miei tanti anni di prete e poi di vescovo. Ti ringrazio per essere stato e per essere ancora tanto amato, dai miei genitori Francesco e Iolanda, da mia sorella Donata, dai nonni Idelberto e Maria e dallo zio Guido, con i quali ho abitato: il loro affetto mi ha dato forza e sicurezza per tutta la vita. Ti ringrazio per l’altra nonna Emma, per gli zii Riccardo e Tina, per mio cugino Carlo e sua moglie Carla e per gli altri miei congiunti. Ti ringrazio per essere amato e accudito con tanta dedizione dalla mia fedelissima Pierina, amato e accudito con grande generosità dal mio segretario Don Mauro, ora vescovo di Tivoli, da Mara che ha voluto rimanere al mio fianco anche dopo la fine del mio mandato di Cardinale Vicario, da Don Nicola, Angela, Claudia della CEI e molti altri miei collaboratori. E, nella vita domestica, da Palmizia, Sergio, Raffaella.










