Negli ultimi mesi della sua vita, il cardinale Camillo Ruini, morto martedì 16 giugno 2026 a 95 anni, aveva maturato la convinzione che il suo percorso terreno stesse per concludersi. Una consapevolezza accolta senza paura, anzi con quella serenità che, secondo chi gli è stato vicino, nasceva da una fede profonda e mai venuta meno.

Accanto a lui, fino agli istanti finali, c’era la storica collaboratrice Pierina, anziana originaria di Montebelluna e figura ormai parte della sua famiglia. Per anni i due si erano sostenuti reciprocamente: prima era stato il cardinale a prendersi cura di lei durante un periodo di difficoltà fisica, poi è stata lei ad assisterlo nella casa all’interno del complesso del Seminario Minore, alle pendici del Gianicolo, dove Ruini aveva scelto di trascorrere la pensione.Ruini, chi era il cardinale eminenza grigia di Chiesa e politica. La nomina di Wojtyla, il legame con Berlusconi e la CeiRuini, gli ultimi giorni tra momenti di lucidità e smarrimento A chi chiedeva aggiornamenti sulle sue condizioni, Pierina rispondeva con parole misurate ma eloquenti, affidandosi alla fede e lasciando intuire che il tempo stava per compiersi. Da Pasqua in avanti, raccontano le persone a lui vicine, Ruini parlava apertamente della morte, considerandola non come una fine, ma come il momento dell’incontro atteso con Dio. Fino a poche settimane fa, come racconta il Corriere, aveva mantenuto alcune delle sue abitudini quotidiane: la lettura dei giornali, passione coltivata per tutta la vita, e la celebrazione della messa in forma privata per i familiari. La sera recitava ancora i vespri. Negli ultimi giorni, tuttavia, si alternavano momenti di lucidità e smarrimento. Quando gli veniva proposto di mangiare, rispondeva talvolta con una frase che sintetizzava il suo stato d’animo: «Ma perché dovrei mangiare? Io sono morto…». Il saluto in sedia a rotelle al nuovo Papa Tra gli ultimi eventi che gli hanno regalato gioia, viene ricordata l’elezione del nuovo Pontefice, Robert Francis Prevost. Pur impossibilitato a partecipare al Conclave per ragioni anagrafiche, Ruini volle essere presente all’incontro tra il neo Papa e i cardinali successivo all’elezione. Vi partecipò in sedia a rotelle e ne tornò profondamente colpito. Secondo chi lo ha ascoltato quel giorno, manifestò grande fiducia nel nuovo Pontefice, intravedendo in lui la capacità di ricomporre le divisioni emerse negli ultimi anni all’interno della Chiesa. Un’impressione maturata fin dal primo affaccio del Papa dalla loggia centrale di San Pietro.