Prima prova della maturità, si comincia alle 8.30 ma le studentesse e gli studenti del liceo Rossellini, zona Ostiense di Roma, ieri erano davanti all’istituto già un’ora prima. Qualcuno si abbraccia, qualcuno rilegge gli appunti, mentre un gruppo ha deciso di sfruttare l’attenzione generale per protestare contro il ministro Valditara e contro una prova finale che riflette una scuola sempre meno improntata all’educazione e sempre più concentrata sul mondo del lavoro. I militanti di Osa, a livello nazionale, si sono coperti la bocca con dei pezzi di scotch per ribadire: «Via il bavaglio». Nella nuova riforma della maturità, infatti, c’è una regola ben chiara: scena muta all’orale equivale a bocciatura.

UNA SCELTA che il ministero dell’Istruzione (e del merito) ha fatto per bloccare la modalità adottata lo scorso anno da cinque studenti, che hanno deciso di non parlare davanti alla commissione dell’orale come forma di dissenso. «Con questo bavaglio simbolico – raccontavano ieri gli attivisti di Osa – vogliamo rispondere alle politiche repressive di Valditara, protestare contro una scuola che spinge alla competitività e all’ansia sociale, che pensa al lavoro e non alla cultura. Una gabbia che vogliamo rompere». Anche la Rete degli studenti medi ha protestato ma dentro le aule, poggiando sui banchi una matita rossa, simbolica, con su scritto «generazione che costruisce». Il sindacato studentesco critica in particolare le modalità della prova finale: «Riteniamo profondamente sbagliato che la formazione scuola-lavoro continui ad avere un ruolo così rilevante e obbligatorio nell’accesso all’esame – spiega la coordinatrice nazionale della Rete, Angela Verdecchia – e che il percorso di cinque anni si valuti attraverso strumenti come il curriculum».