Anche se è cominciato il clima preelettorale è quasi scomparso dall’agenda politica il dibattito tra chi vuole anche in Italia i salari minimi e chi ribatte che ci sono i contratti nazionali.

Eppure tutti, dai politici alla Banca d’Italia, ripetono che servono più investimenti, digitale e AI per aumentare la produttività.

Parole buone per i convegni ma che non spostano una realtà fatta da statistiche consolidate di centinaia di migliaia di giovani qualificati che vanno all’estero e di laureati in materie Stem carenti rispetto ai bisogni.

Se non si interviene su questo, chi mai potrebbe applicarsi a nuovi investimenti?

Le nuove competenze sfiorano appena i milioni di lavoratori della generazione dei baby boomer quasi in pensione; è già tanto che questi mantengano livelli di consumi che pochi nelle generazioni successive si possono permettere.