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Fabio Savelli

Istat e Banca d’Italia: cresce l'emigrazione dei giovani qualificati mentre il Paese resta agli ultimi posti per numero di laureati. Salari bassi, scarsa domanda di competenze e poche opportunità

L'Italia continua a perdere i suoi giovani più istruiti. A lanciare l’allarme nelle ultime settimane l'Istat, nel Rapporto annuale 2026, e il governatore della Banca d'Italia Fabio Panetta nelle Considerazioni finali: il Paese fatica a trattenere i laureati e rischia di impoverire ulteriormente il proprio capitale umano proprio mentre affronta il declino demografico e una crescita economica debole. Secondo Panetta, tra il 2020 e il 2024 oltre 100 mila giovani laureati hanno lasciato l'Italia per trasferirsi all'estero. Una scelta motivata dalla ricerca di migliori opportunità professionali, retribuzioni più elevate e soprattutto di un riconoscimento delle competenze che il mercato del lavoro nazionale spesso non riesce a garantire.

Pochi laureati rispetto alla media europeaIl fenomeno si inserisce in un quadro già critico. Sebbene dall'inizio del secolo la quota dei trentenni laureati sia più che raddoppiata, raggiungendo il 30%, l'Italia continua a rimanere lontana dagli standard delle principali economie europee. I dati Eurostat mostrano che la percentuale di laureati tra i 25 e i 34 anni è ancora inferiore di circa 13 punti rispetto alla media dell'Unione europea, collocando il Paese nelle ultime posizioni della classifica continentale.