HomeRiminiCronacaUno Bianca e nuovi misteri, il pm Paci non ha dubbi: “Nessuno aiutò la banda”Il magistrato che catturò i Savi esclude i Servizi: “So che è difficile accettarlo, ma uccidevano sentendosi onnipotenti: fu la banalità del male a muoverli”Da sinistra: Agnese Pini, Daniele Paci e Luciano Baglioni (foto Migliorini)Ricevi le notizie de il Resto del Carlino su GoogleSeguiciRimini, 19 giugno 2026 – “Mirri, benzinaio di Cesena, venne freddato da Fabio Savi perché durante la rapina, anziché consegnare il portafoglio, glielo tirò addosso. E lui lo uccise”. Comincia da qui, da un episodio agghiacciante del giugno 1991 il ricordo della storia nera della Uno Bianca. Una storia che gronda ancora del sangue di 24 vittime e 129 persone ferite. Un capitolo orrendo rievocato in tutta la sua crudezza ieri sera dalle parole del pm Daniele Paci, che coordinò le indagini dell’epoca arrivando ad arrestare i fratelli Savi e componenti della banda, con l’aiuto dei due poliziotti riminesi Luciano Baglioni e Pietro Costanza.
Paci, intervistato nella cornice dell’Arena Francesca da Rimini da Agnese Pini, direttrice di Quotidiano Nazionale, il Resto del Carlino, La Nazione e il Giorno, ripescando dalla memoria uno dei tanti, troppi, omicidi della Uno Bianca si è appellato alla “banalità del male” per ricostruire la miccia esplosiva alla base di quei sette anni di terrore (1987-1994) tra Emilia, Romagna e Marche. “Io capisco le vittime che non si rassegnano a questa banalità del male – così Paci –. Non si rassegnano che un padre o un figlio, un parente sia stato ucciso per ragioni così banali. Lo capisco davvero, ma purtroppo io sono convinto che le cose siano andate così”.






