C’è un modo sottile ma inequivocabile per dire no: non dire niente. Eugenio Guarascio non ha risposto all’ultimatum di Vincenzo Rota, e quel silenzio vale più di qualsiasi comunicato. La trattativa per la cessione del Cosenza Calcio è definitivamente naufragata, e la città rossoblù si ritrova esattamente al punto di partenza — con una proprietà che non vende, ma che non ha mai dimostrato di saper costruire.
La vicenda, nella sua essenza, racconta qualcosa di più di un affare saltato. Racconta il modo in cui il Cosenza viene gestito, o forse sarebbe più corretto dire: il modo in cui non viene gestito. Rota e il suo gruppo — composto da professionisti e imprenditori del territorio — avevano presentato una proposta concreta: acquisizione del 100% delle quote, un progetto tecnico già strutturato, contatti avviati con figure apicali di comprovata esperienza, partnership nazionali in cantiere, persino un centro sportivo per il settore giovanile già individuato. Non era un’idea vaga. Era un piano.
Eppure Guarascio non si è mai fatto vedere. Le trattative si sono svolte interamente attraverso uno schermo di avvocati — peraltro avvicendati nel corso delle settimane, come se anche la continuità giuridica fosse un lusso da non concedere. L’avvocato Giuseppe Carratelli, uno dei legali del gruppo Rota, lo ha scritto senza giri di parole in un post che ha il sapore amaro di chi ha lavorato sodo per nulla: “Sul più bello e senza una reale motivazione, chi detiene le sorti del club ha deciso di fare un passo indietro.”











