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Quarantotto ore, non un minuto di più né di meno. La clessidra rossoblù scorre impietosa e mette il patron del Cosenza, Eugenio Guarascio, di fronte a un bivio: continuare in qualche modo (ottemperate le scadenze federali resta il nodo dello stadio, che non è un ostacolo di poco conto) a dispetto di Dio, dei Santi e di un popolo rossoblù che lo ha scaricato da anni, oppure cedere la mano. L'offerta dell'imprenditore Vincenzo Rota è lì, infiocchettata e inviata tramite Pec, e per il patron originario di Parenti dovrebbe rappresentare quasi un regalo, un segno del destino. Perché se l'ultima annata è stata caratterizzata dal triste rimbombo dello stadio “Marulla”, popolato da poche centinaia di tifosi (attenzione, neanche loro troppo felici della gestione guarasciana...), nella stagione 2026-2027 non si porrà neanche il problema... acustico: il Comune ha sospeso la convenzione, adducendo come motivazione l'inizio di lavori incompatibili con la regolare disputa della stagione agonistica del Cosenza calcio; c'è da mettere a punto un piano B, in fretta e furia. Nella giornata di ieri, dopo un lungo silenzio di mesi, rotto in rarissimi casi da comunicati che testimoniano lo spaesamento più totale (eufemismo) di chi guida il club di via Gaspare Conforti, la Società ha proferito verbo, lanciando l'allarme. In sintesi: attenzione, senza stadio rischiamo di non poterci iscrivere. Un appello lanciato a tutte quelle componenti - stampa, Istituzioni, tifosi, ecc. ecc. - che per anni sono state ignorate e vilipese (scelte impopolari alla biglietteria nell'immediata vigilia di partite importanti, richieste di “alzare il livello” della comunicazione, promesse di cessione mai effettivamente mantenute). E adesso il patron si trova a 48 ore dalla decisione più importante. Nell'aria c'è grande scetticismo, perché certe trattative (soprattutto se non c'è la volontà reale - al massimo di facciata - di farsi da parte) non si chiudono in pochi battiti di ciglia. E perché resta la fortissima sensazione che chi guida la Società non voglia mollare la presa. Ma poi magari Guarascio sorprenderà tutti con un colpo di teatro (sarebbe l'unico in quasi quindici anni di presidenza). Di sicuro, non avrà altre chance e si andrà incontro a una stagione ancor più triste e desolante delle due precedenti. Da disputare in esilio o, peggio, in categorie molto molto lontane dal professionismo. Dopo tre lustri di calcio, ormai, dovrebbe averlo imparato: la palla va presa al balzo. O no?










