Pisa, 18 giugno 2026 – "Nel 2025 fra Pisa e Lucca abbiamo incontrato 1.100 famiglie e 1.200 lavoratrici e lavoratori, 850 dei quali nella sola provincia pisana, e gestito 1.400 contratti di lavoro domestico, di cui 950 per assistenza familiare". Parte da qui Simone Fulghesu, direttore del patronato Acli di Pisa. Non per evidenziare successi e capacità operativa dei ‘suoi’ uffici, che pure non mancano, ma per porre sul tavolo alcune questioni di stringente attualità che riguardano il mondo del lavoro di cura e lo fa in occasione della Giornata internazionale del lavoro domestico del 16 giugno, istituita dall'Organizzazione internazionale del lavoro.
"Il nostro osservatorio - dice - ci restituisce un quadro molto articolato in cui da una parte ci sono le collaboratrici domestiche ormai più vicine a un'idea di lavoro ‘normalizzato’, con una presenza significativa anche di lavoratrici italiane o di comunità storicamente integrate nei nostri territori, come quella albanese o filippina, dall'altra c'è il mondo delle badanti dove si intrecciano fragilità sociali, bisogni di cura e dinamiche migratorie".
Ma c'è bisogno di un cambio di prospettiva, netto e anche rapido perché "queste lavoratrici, in gran parte straniere, rappresentano oggi un pezzo fondamentale, anche se non istituzionale, del nostro sistema di welfare: senza di loro moltissime famiglie non sarebbero in grado di garantire assistenza ai propri cari e il loro ruolo è destinato a crescere - continua Fulghesu - se è vero che circa due terzi dei contratti che gestiamo riguarda l'assistenza alla persona, a dimostrazione che l'attività di queste lavoratrici non è un ‘vezzo’ per chi può permetterselo".











