di Giuseppe Castro
La ricerca e lo sviluppo scientifico di un paese rappresentano lo strumento con cui si costruiscono competenze, tecnologie, autonomia industriale e quindi la capacità di affrontare da protagonisti la competizione internazionale. L’istruzione prepara le generazioni presenti e future a governare il cambiamento senza subirlo. Un Paese che trascura ricerca e istruzione manda semplicemente al macero il proprio futuro.
Quando si parla di ricerca in Italia, la discussione si ferma quasi sempre alla stessa domanda: quanto investiamo? I dati del 2024 indicano una spesa in ricerca dell’1.38% del Pil, quasi un punto percentuale inferiore alla spesa media dell’Unione Europea (Ue) che si attesta al 2.24%. Anche sull’istruzione l’Italia è sotto media: solo il 3.9% del Pil contro il 4.7% dell’Ue.
Dunque sì, investiamo troppo poco. Ma c’è un secondo problema, peggiore: una buona parte di quello che investiamo viene sprecata dall’architettura stessa entro cui la ricerca pubblica è inserita.
Per cominciare, ogni acquisto è soggetto all’Iva: ogni 100 € di budget, circa 18 tornano subito allo Stato.









