La ricerca scientifica in Italia dovrebbe essere l’architrave del nostro sviluppo, ma per la nostra classe dirigente è sempre stata meno che un infisso. A fronte di una spesa fra le più basse in Europa (1,38% contro il 2,2% della Francia ed il 3,1% della Germania), soprattutto per il basso contributo del settore privato, il finanziamento è stato gestito, spesso, in modo poco efficace ed efficiente. Si è cercato di prendere spunto da alcune best practices europee, senza però contestualizzarle al nostro sistema della ricerca.
Un esempio significativo è il programma FIS3 (Fondo Italiano per la Scienza) con un finanziamento di 464 milioni di Euro strutturato in analogia ai programmi della ERC (European Research Council). Esso potrebbe essere una buona occasione di sostegno alla nostra ricerca di base. Vi sono però alcune criticità riscontrate e denunciate in un appello al Ministro Bernini da parte dei ricercatori italiani. I vincitori e le vincitrici del bando per progetti pluriennali da oltre un milione di euro ciascuno si trovano nell’impossibilità concreta di iniziare le attività entro il 30 Maggio a causa di ritardi ministeriali. Il 68% dei vincitori ha chiesto formalmente al Ministero dell’Università e della Ricerca un differimento del termine. Le Linee Guida per la rendicontazione delle spese sono state pubblicate il 16 aprile 2026, a sole sei settimane dalla scadenza del 30 maggio. In assenza di tali linee guida, gli uffici amministrativi degli enti ospitanti non hanno potuto avviare gare d’acquisto né selezioni pubbliche del personale, pena il rischio che tali atti risultassero non rendicontabili.









