Gentile “Tuttoscienze”

Antonio Musarò, Elisabetta Cerbai, Marco Onorati e Michele Simonato sostengono, nel loro intervento, che gli investimenti in ricerca sia “troppo pochi”. Mi consenta di dissentire, avendo come parametro non il migliore dei mondi possibili o il libro dei sogni, ma il principio di realtà.

Primo punto. Principio di realtà è il contesto, che ha imposto una legge di Bilancio responsabile per accelerare il percorso di uscita del nostro Paese dalla procedura d’infrazione per deficit eccessivo. Bene, nonostante lo schema preveda una razionalizzazione generale della spesa, questa impostazione non riguarda né l’Università né la ricerca. Con un impegno e uno sforzo straordinari, i fondi per atenei e ricerca aumentano. Quando mi sono insediata, nel 2022, il Fondo di finanziamento ordinario era di 8,6 miliardi. Oggi supera i 9,4, livello mai toccato prima.

Secondo. Va tenuto nella giusta considerazione l’effetto di una migliore programmazione dei fondi. Fino ad oggi i bandi di ricerca sono stati saltuari, intermittenti, discontinui. Con questa legge di Bilancio si cambia paradigma. Viene istituito il Fondo di Programmazione della Ricerca che accorpa diversi fondi oggi attivi: dal Fondo Integrativo Speciale per la Ricerca (FISR) al Fondo Italiano per la Scienza (FIS) e al Fondo Italiano per le Scienze Applicate (FISA). Non un semplice accorpamento, ma risorse aggiuntive e una nuova visione, che risponde peraltro alle giuste esigenze dei ricercatori: oltre 800 milioni di euro per i prossimi tre anni per dare continuità, forza e direzione alla ricerca italiana. Significa che, da oggi, sarà possibile una programmazione stabile e pluriennale, con un calendario dei bandi fissato ogni anno al 30 aprile.