Quando si parla di ricerca italiana resta sempre valida la vecchia metafora del bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto a seconda del punto di osservazione. Lo testimonia la mole di comunicati stampa e di dichiarazioni piene di soddisfazione giunte ieri dai nostri atenei per accompagnare i risultati degli ultimi starting grant dell’Erc. Se è vero che dei 478 scienziati emergenti, che si divideranno i 761 milioni assegnati dall’European research council con i fondi di Horizon Europe, ben 55 sono italiani, così da confermare il nostro Paese al secondo posto per nazionalità dei premiati dietro la Germania, lo è altrettanto il fatto che solo 30 ci hanno scelto come base della loro ricerca. Tant’è che diventiamo settimi in Europa come meta di destinazione.
Anche stavolta il saldo tra i cervelli che escono ed entrano (o rientrano) è negativo per l’Italia. Per ben 25 unità. Per dirne una la Germania prima in classifica vanta un suggestivo +12, visto che a fronte di 99 studiosi intercettati ha visto 87 tedeschi vincere uno starting grant, e la Francia un +8. Con l’aggravante che la forbice rispetto al recente passato si sta anche allargando. Basta prendere i risultati degli stessi finanziamenti assegnati nel settembre 2024. All’epoca su 494 cervelli a inizio carriera insigniti di una “borsa” dell’Erc gli italiani erano 61 e 40 quelli che avevano scelto un’istituzione ospitante lungo la penisola. Idem nel 2023 quando su 400 prescelti ne avevamo ottenuti 57 come nazionalità e 31 come luogo di stabilimento delle ricerche.







