Il futuro non attende e l’eccesso di prudenza degli italiani si rivela una vera e propria tassa. Una vera e propria patrimonale, si potrebbe aggiungere. Il tema è emerso in modo chiaro alla presentazione presenta la quinta edizione dell’Osservatorio Edufin (appunto) “Il futuro non attende”, realizzato da Finer, di Nicola Ronchetti per Pictet. E dalla ricerca, presentata insieme a Daniele Cammilli, Head of Marketing di Pictet Asset Management, emerge la discrasia tra l’intenzione concettuale degli italiani di risparmiare per il futuro e la loro effettiva paralisi nell’agire, con conseguenze finanziarie misurabili e dannose.
Il dato più impressionante è il costo dell’eccesso di prudenza, che ha portato il risparmio della popolazione, pur essendo cresciuto nominalmente, a subire una decrescita del 7% in termini reali a causa dell’effetto erosivo dell’inflazione. L’esempio è chiaro: chi 20 anni fa avesse tenuto i propri risparmi “sopra il materasso” avrebbe perso il 30% del loro valore reale. Questo dimostra che la sicurezza cercata è solo apparente e si configura come una vera e propria “tassa sulla prudenza”**, poiché i risparmi sono destinati a erodersi con l’inflazione. Al contrario, se un ipotetico risparmiatore italiano, avesse investito tutto in modo “spregiudicato” sull’azionario globale 20 anni fa, il suo rendimento reale sarebbe stato superiore di 250 punti percentuali.










