La Cina ha costruito il mega-impianto fotovoltaico in una zona arida in quota: i pannelli fermano il vento, l'acqua per pulirli gocciola sul terreno e l'ombra lo raffredda permettendo gli «ecopascoli fotovoltaici»

È incalcolabile il numero di «effetti collaterali positivi» in ambito industriale e di ricerca. Successi indiscutibili che sono diretta conseguenza di qualcosa che i progettisti non avevano previsto. Capita a volte che un prodotto o un macchinario pensato per uno scopo finisca poi per averne un altro diverso, perfino migliore. È accaduto molte volte in medicina. È accaduto nel 1945, quando un ingegnere americano che lavorava allo sviluppo di radar militari capì che le microonde emesse potevano scaldare il cibo molto velocemente. Dagli studi su una supercolla per l'industria aerospaziale, una multinazionale della chimica inventò i Post-it. Questa sorta di miracolo laico sembra essere accaduto ancora, stavolta in Cina, nel Qinghai, sul versante nord-orientale dell'altopiano tibetano.Tre anni fa i cinesi hanno installato uno dei più grandi parchi solari del mondo in un angolo di deserto d'alta quota. Oggi, laddove c’era solo sabbia, ci sono praterie di erba alta tanto che i pastori non devono più fare decine di chilometri per portare le pecore a valle a pascolare.