Pecore che pascolano sotto pannelli solari, lì fino a poco tempo fa incombeva la desertificazione. Sì, l'energia scaturita dal sole può aiutare a fermare l'avanzata del deserto. Succede in Cina, dove si cerca di risolvere in modo innovativo un problema atavico. Quando pensiamo alla Cina, ci vengono in mente città ultramoderne, grattacieli futuristici, treni ad alta velocità che tagliano il paese da est a ovest. Ma c’è una Cina meno visibile, più silenziosa, che combatte ogni giorno contro un nemico antico: il deserto che avanza. Sì, perché la Cina è uno dei Paesi più colpiti al mondo dalla desertificazione, un processo che trasforma lentamente la terra fertile in suolo sterile e arido. Non si tratta solo di dune e sabbia, come si potrebbe immaginare, ma di un deterioramento graduale del territorio, spesso causato dall’interazione tra attività umane e cambiamenti climatici.Ad oggi, più di un quarto del territorio cinese è colpito dalla desertificazione. Si parla di oltre 2,6 milioni di chilometri quadrati. E il problema non è solo geografico: colpisce la vita quotidiana di centinaia di milioni di persone, soprattutto nel nord e nell’ovest del paese, in regioni come la Mongolia Interna, il Gansu, lo Xinjiang e il Ningxia. In queste zone, la pioggia è poca, il vento forte porta via il suolo fertile, e la pressione umana – agricoltura, allevamento, estrazioni – ha reso il terreno ancora più vulnerabile. Il risultato? Villaggi abbandonati, terre improduttive, acqua sempre più scarsa. E, non da ultimo, tempeste di sabbia che arrivano anche a Pechino e trasportano polveri fino a Corea del Sud, Giappone e Pacifico.La “Grande Muraglia Verde”Le cause della desertificazione in Cina sono molte. Alcune sono naturali: un clima secco, periodi di siccità sempre più frequenti, venti violenti che erodono il terreno. Ma molte sono colpa dell’uomo. Nel corso degli anni, il suolo è stato sfruttato al massimo per l’agricoltura intensiva, il pascolo senza controllo, la deforestazione. Per non parlare dell’eccessivo uso dell’acqua per l’irrigazione, che ha prosciugato intere falde sotterranee. Tutto questo ha accelerato un processo che, una volta iniziato, diventa difficile da fermare.La desertificazione ha effetti concreti sulla vita delle persone. I contadini perdono le terre coltivabili. I pastori non trovano più erba per nutrire il bestiame. Le famiglie sono costrette a trasferirsi. Le città subiscono ondate di polvere e sabbia che peggiorano la qualità dell’aria. E in molte zone, la povertà aumenta, perché quando la terra smette di dare frutti, la vita si fa dura.Per contrastare tutto questo, la Cina ha avviato una delle campagne ambientali più ambiziose al mondo. La più famosa è la “Grande Muraglia Verde”, un’enorme cintura di alberi piantata per frenare l’avanzata del deserto. Il progetto è iniziato nel 1978 e continua ancora oggi. Si tratta di miliardi di alberi piantati lungo migliaia di chilometri. L’idea è semplice e potente: creare una barriera verde che protegga il suolo e migliori il clima locale.Perché l'energia solare combatte la desertificazioneAccanto a questo, ci sono tanti altri interventi: piantumazioni locali, coltivazione di piante resistenti alla siccità, creazione di barriere frangivento, progetti di agricoltura sostenibile, e – elemento innovativo – l’uso dei pannelli solari (settore da cui l'Europa dipende fortemente dalla Cina) nei deserti, che aiutano a proteggere il suolo e allo stesso tempo producono energia pulita. Può sembrare strano, ma sì: l’energia solare sta dando una mano contro la desertificazione. In regioni come il Qinghai o il Gansu, sono stati costruiti grandi parchi fotovoltaici su aree sabbiose e degradate.I pannelli solari creano ombra, riducono l’evaporazione dell’acqua dal suolo, bloccano il vento, e – nel tempo – favoriscono la crescita dell’erba. In alcuni casi, sotto i pannelli sono tornate a crescere piante spontanee, e sono stati persino creati pascoli ecologici dove le pecore possono brucare. È un esempio di come ambiente ed energia possono andare a braccetto, portando anche nuovi posti di lavoro nelle comunità locali.L'esempio di successo nel QinghaiProprio combinando la produzione di energia solare con il ripristino ecologico, l’agricoltura e la pastorizia, il deserto del Gobi di Talatan – un tempo desertificato per il 98,5% – ha trovato un modo per contrastare la desertificazione e aumentare i redditi della popolazione locale. Nel 2011, la società Huanghe Hydropower Development Co., Ltd., una controllata della State Power Investment Corporation, ha iniziato a costruire un parco fotovoltaico nel deserto di Talatan.Entro la fine del 2024, 68 aziende fotovoltaiche si sono insediate nel parco, portando la capacità connessa alla rete a 17,73 milioni di kilowatt. Questo sviluppo ha avuto anche un effetto inatteso: il terreno sotto i pannelli solari si è ricoperto di erba verde. Le attività di rimboschimento all’interno del parco, tra cui la costruzione di frangivento e la piantumazione di alberi, hanno aumentato la copertura vegetale a oltre l’80%.Nel 2020, il villaggio è stato tra i primi della prefettura a combinare la pastorizia con lo sviluppo dell’industria fotovoltaica. Sono stati creati sei pascoli ecologici all’interno del parco, dove le pecore pascolano di giorno sotto i pannelli e tornano nei recinti di notte. Il parco fotovoltaico produce ogni anno 118.000 tonnellate di erba, sufficienti a nutrire 200.000 pecore. Alimentate con quest’erba, le pecore sono di alta qualità e molto richieste sul mercato. La trasformazione del deserto di Talatan rappresenta un esempio virtuoso per il controllo della desertificazione nella provincia del Qinghai.Le criticità della “Grande Muraglia Verde”Per di più, l'ampliamento dell'utilizzo dei pannelli solari può ovviare alle criticità presenti nel modello della "Grande Muraglia Verde". Molte delle foreste piantate nell'ambito del piano sono monocolture, cioè fatte di una sola specie, spesso pioppi o larici. Questo le rende fragili: basta una malattia o un’ondata di siccità per far morire migliaia di alberi.In altri casi, gli alberi piantati consumano troppa acqua, peggiorando la scarsità idrica. Alcune specie, come l’artemisia, rilasciano anche pollini che causano allergie a milioni di persone. Milioni di persone in Cina oggi soffrono di febbre da fieno e asma stagionale, una realtà che non era così diffusa prima. E spesso, i contadini e i pastori coinvolti nei progetti non ricevono abbastanza supporto o compensi adeguati. In breve: piantare alberi non basta, se non si considerano bene i contesti locali, l’equilibrio ecologico e il coinvolgimento delle comunità.Il messaggio chiave che emerge dall’esperienza cinese è chiaro: piantare alberi non è sinonimo di fare foreste. Una foresta non è solo un insieme di tronchi verdi; è un sistema vivo, fatto di relazioni, suoli, animali, insetti, funghi e clima. E soprattutto: non si può combattere il deserto con soluzioni superficiali. Serve un approccio più integrato, che tenga conto delle comunità locali, delle caratteristiche ecologiche specifiche di ogni regione e della sostenibilità a lungo termine.Spazio al solareL'utilizzo dei pannelli solari è una risposta in tal senso. D'altronde, la Cina è il primo Paese al mondo nella realizzazione di progetti di energia rinnovabile, con tassi di crescita e investimenti che surclassano quelli di chiunque altro. Addirittura tre quarti di tutti progetti di energia solare ed eolica in fase di realizzazione a livello globale si trovano in Cina, che cresce a ritmo record. Solo nel 2024, sono stati installati 278 gigawatt di nuova capacità solare e 46 gigawatt di nuova capacità eolica, con un aumento del 29% rispetto all'anno precedente. Secondo l'Amministrazione nazionale per l'energia del governo, nel primo trimestre del 2025 l'energia solare ed eolica hanno rappresentato il 22,5% del consumo totale di elettricità della Cina, dove su un binario parallelo si continua comunque a inquinare con le centrali a carbone.Ora a Pechino sanno che lasciare più spazio al solare non è funzionale solo a rispettare gli obiettivi sulla transizione energetica e la neutralità carbonica, ma anche a combattere l'antico problema della desertificazione. La Cina è uno dei firmatari della Convenzione ONU per la lotta alla desertificazione (UNCCD) e può offrire un modello (con luci e ombre) ad altri Paesi aridi in Africa e Asia Centrale.