Alberi, alberi, ancora alberi. La strategia di Pechino per combattere il riscaldamento climatico, ma anche per arginare i deserti che si allargano, per rinfrescare l’aria e ridare letteralmente ossigeno al pianeta, appare tutto sommato semplice: piantare più alberi. Sono i numeri, però, che fanno la differenza e che consentono di comprendere quanto sia ambizioso il progetto: miliardi di alberi. Un immenso muro verde, appunto, sul limitare delle aree più aride e desertiche.
La Cina non ha cominciato ora. Il grande progetto, cominciato in sordina circa 50 anni fa, andrà avanti fino al 2050. Si chiama Three-North Sheltberbeltf e vuole sostanzialmente triplicare la copertura forestale in 13 province cinesi (situate nel Nord del Paese): l'obiettivo è passare dal 5 al 15% di foresta. Le stime ipotizzano numeri da capogiro: 100 miliardi di alberi in una settantina d’anni. Gli alberi vengono piantumati in una linea lunga circa 3000 chilometri di larghezza variabile, che può arrivare anche al chilometro. L’estensione è pari a quella della Germania. Zone verdi con arbusti che attenuano l'erosione del terreno e che arginano in parte le tempeste di sabbia, proteggendo anche le aree agricole. Alcuni effetti collaterali si sono già registrati: l’aumento delle allergie nelle popolazioni che vivono a ridosso di queste muraglie verdi. Anche perché non sempre vengono utilizzati alberi autoctoni e questa resta una criticità. Ma i benefici sono superiori in gran numero. Nonostante la percentuale di sopravvivenza degli alberi sia bassa e in alcune aree arrivi soltanto al 10% sul lungo periodo.









