Pubblicato il: 18/06/2026 – 17:02
di Giorgio Curcio
LAMEZIA TERME Quindicimila euro in contanti, ventimila da restituire entro tre mesi. Cinquemila euro di interessi su una somma concessa – secondo l’accusa – fuori da ogni canale legale, con un tasso indicato nelle carte come pari al 133% sui tre mesi e al 532% su base annua. C’è anche questo nell’inchiesta “Artemis II”, considerata dagli inquirenti il diretto e coordinato prosieguo dell’ampia attività investigativa culminata nell’esecuzione del provvedimento cautelare del 7 novembre 2024, quando vennero arrestati 59 indagati.
Artemis II
Per gli inquirenti, il cuore del presunto prestito usurario ricostruito nell’ordinanza “Artemis II” non è soltanto nei numeri ma, soprattutto, nella garanzia. Non bastano gli assegni, scrive il gip Mario Santoemma. La vera garanzia, secondo l’impostazione accusatoria, sarebbe stata il nome di Domenico Cracolici, detto Mimmo, ritenuto dagli inquirenti capo della ’ndrina attiva tra Cortale, Maida, Jacurso e Maierato. Il capo d’imputazione riguarda Domenico Cracolici e Alfredo Cracolici, classe ’86, entrambi accusati di avere intermediato e negoziato, con persone non identificate, un prestito in favore di un imprenditore, gestore di un noto ristorante-albergo. L’uomo, secondo quanto riportato nell’ordinanza, versava in stato di bisogno a causa di debiti legati all’attività imprenditoriale. A fronte dei 15mila euro ricevuti, avrebbe dovuto restituirne 20mila entro tre mesi, in un’unica soluzione o a rate mensili, con uno “sconto” di 400 euro sull’importo complessivo in caso di pagamento rateizzato. A garanzia sarebbero stati consegnati due o più assegni posdatati al 30 agosto 2024.











