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Nelle stranezze di un fallimento annunciato, quello dell’Acr Messina targato Pietro Sciotto, decretato dal tribunale nel settembre del 2025, e nella farsa di una vendita fantasma con dei fantomatici compratori occasionali, adesso c’è un atto ufficiale che parla di un’inchiesta. Dopo mesi di “carte coperte”. La discovery è data dall’atto di richiesta di proroga delle indagini per altri sei mesi da parte della Procura di Messina diretta da Antonio D’Amato, accordata dal gip Salvatore Pugliese, che vede coinvolte a vario titolo sette persone, con ipotesi di reato diverse.

Ecco chi sono. L’ex presidente della società calcistica dopo il passaggio di mano Stefano Alaimo; il rappresentante del gruppo lussemburghese AAD Invest, il francese Doudou Aissatou Sarr Cissè; l’ex patron dell’Acr Messina Pietro Sciotto; il tarantino Filippo Giannico; il napoletano Francesco Margarito; il bresciano Cosimo Pichierri; e infine l’ex direttore generale della società calcistica Giuseppe Peditto.

Le ipotesi di reato prospettate dai due pm che stanno indagando da mesi su questa vicenda, Fabrizio Monaco e Stefano Trifirò, sono essenzialmente tre. Per Alaimo, Cissè e Sciotto i magistrati ipotizzano il reato di bancarotta fraudolenta in concorso; per Giannico, Margarito e Pichierri la cosiddetta indebita compensazione ex art. 10 quater del Dlg. 74/2000, ovvero la legge sui reati tributari (chi non versa le somme dovute, utilizzando in compensazione, ai sensi dell’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, crediti non spettanti); infine per Peditto l’indebita compensazione e il cosiddetto reimpiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita, previsto dall’art. 648 ter c.p..