C’è un cantiere di calcestruzzo e acciaio che da decenni ambisce a unire il Paese e, accanto, un cantiere parallelo fatto di carte bollate, retroscena di corridoio e presunti scambi di favori che la Procura di Roma ha appena scoperchiato.
Se questo secondo fronte rischia di intaccare la credibilità dell’opera, l’amministratore delegato della Stretto di Messina Spa, Pietro Ciucci, alza una barriera attorno al progetto: “La società è totalmente estranea alle indagini in corso”, afferma senza esitazioni in una nota diffusa nel pomeriggio.
Secondo l’impostazione accusatoria dei pm romani, sarebbe stata messa in piedi una rete di “talpe” con l’obiettivo di “corrompere il maggior numero di giudici della Corte dei Conti per condizionare le loro scelte” nel dossier sul Ponte sullo Stretto.
I protagonisti della presunta trama, per gli inquirenti, sono l’avvocato Francesco Saccomanno (già componente del cda della società) e l’imprenditore Vincenzo Virgiglio, che avrebbero tentato di avvicinare vari magistrati del collegio chiamato a verificare la legittimità della delibera Cipess. Sempre secondo le indagini, mentre due togati avrebbero respinto le avances nell’ottobre scorso, l’ex presidente aggiunto della Corte dei Conti, Tommaso Miele, avrebbe “offerto la propria disponibilità, fornendo costanti aggiornamenti sull’andamento della procedura” e “rivelando informazioni riservate”. In cambio, sarebbero state prospettate “promesse su future nomine dopo il pensionamento” oltre a un’intercessione per reperire architetti disposti a praticare sconti per la ristrutturazione delle abitazioni dei figli.












