Negli ultimi anni il tema della cinghia a bagno d’olio, conosciuta anche come Belt in Oil, è diventato uno degli argomenti più discussi tra automobilisti, meccanici e appassionati di motori. Da una parte troviamo i vantaggi promessi da questa soluzione tecnica, dall’altra le problematiche di affidabilità che hanno coinvolto alcuni propulsori particolarmente diffusi sul mercato europeo.

Il problema principale è che spesso si tende a fare confusione, inserendo nello stesso gruppo motori che adottano soluzioni tecniche molto diverse tra loro. Non tutti i propulsori che utilizzano una cinghia immersa nell’olio impiegano infatti questa tecnologia per la distribuzione principale. Facciamo quindi chiarezza per capire quali motori utilizzano realmente la Belt in Oil per comandare gli alberi a camme e quali invece la adottano esclusivamente per la pompa dell’olio.

Cos’è la cinghia a bagno d’olio e perché è nata

La tecnologia Belt in Oil è stata sviluppata con l’obiettivo di combinare alcuni vantaggi tipici della cinghia tradizionale con quelli della catena di distribuzione. Immergendo la cinghia nel lubrificante del motore si riducono gli attriti interni, si migliora l’efficienza meccanica e si ottiene un funzionamento particolarmente silenzioso. Inoltre, nelle intenzioni dei progettisti, la durata avrebbe dovuto avvicinarsi a quella delle catene di distribuzione.