L’associazione tra capelli lunghi e desiderio è il prodotto di una costruzione sociale in cui si intrecciano norme di genere, ideali di bellezza e immaginari della sessualità

Sono raccolti all’indietro, legati o sciolti? Scendono a cascata sul corpo? Può sembrare un dettaglio di poco conto, ma quello che facciamo con i capelli nell’intimità racconta più di una semplice abitudine: parla anche di un immaginario, dei ruoli di genere, dell’uso sociale del corpo.

Juliette (tutti i nomi sono di fantasia), una trentenne eterosessuale che fa l’imprenditrice, racconta di giocare con i suoi lunghi capelli insieme ai suoi partner. Da quando ha capito, attraverso il cinema e la pornografia, che per una donna i capelli lunghi sono una sorta di “vantaggio” o uno “strumento di fantasia”, usa la sua chioma nella seduzione, e anche nella sessualità: “Qualche anno fa mi sono resa conto che c’era un lato ripetitivo quando facevo sesso nella posizione da dietro. A me piace giocare e non essere solo dominata. Siccome i miei capelli cadevano un po’ in avanti, mi è venuta l’idea di gettare di colpo la testa all’indietro, un po’ come un cavallo con la sua criniera”.

Questo movimento si è rivelato particolarmente eccitante per alcuni suoi amanti e le permette di sentirsi attiva in una posizione spesso percepita come passiva. “Cerco di non farlo più di una volta, per dare l’impressione che sia spontaneo, ma è un modo per eccitare il mio partner e partecipare”. Le piacciono anche i capelli degli uomini, che ama accarezzare durante l’intimità. Ci vede una forma di dolcezza e di romanticismo che contrasta con le rappresentazioni virili e talvolta asettiche dei corpi maschili nella pornografia. Non apprezza invece la pratica di tirare i capelli. “Quando accade il mio desiderio si smorza e spiego che non ne ho voglia. Anche perché tendo a perderli e per evitarlo assumo degli integratori alimentari”.