Il mio cervello funziona così: leggo una notizia, una curiosità, un fatterello, e in pochi secondi sono in grado di ricollegarlo a un episodio di Sex and the City. Funziona malino questo cervello, direte voi. E avete ragione, dovete perdonarmi. Ho frequentato un corso di studi che sarebbe riuscito a portare a termine con discreto successo anche un macaco di buona volontà e purtroppo i miei riferimenti culturali sono rimasti in larga parte quelli dei miei diciassette anni. Mi piacerebbe citare Auerbach, ma padroneggio molto meglio Darren Starr. Dove non arriva Sex and the City, ho Boris, altrimenti risaliamo direttamente al Re Leone.
Comunque questa settimana era di nuovo il turno di Carrie Bradshaw, nello specifico dell’episodio in cui Carrie si presta per una sfilata di moda a cui partecipano persone vere al fianco delle solite modelle. Così tra Heidi Klum e Fran Lebowitz, Carrie deve percorrere la passerella in mutande Dolce&Gabbana.
«Più alti sono e meglio è» dice a chi la prepara riferendosi ai tacchi che indosserà. È il suo più grande talento (di Carrie ma forse anche di Sarah Jessica Parker che la interpreta): non c’è tacco che le impedisca di passeggiare con disinvoltura, attraversare molti isolati di Manhattan, persino correre. Eppure stavolta i tacchi la tradiscono: dopo un paio di falcate in passerella, cade rovinosamente faccia a terra, mentre Heidi Klum la scavalca (“she’s fashion roadkill!” urla Stanford, e vorrei dire che ho controllato la battuta su Google, ma purtroppo non ne ho avuto bisogno. Chissà quante lingue parlerei se la mia memoria non fosse occupata al 90 per cento da puttanate).







