Le mense scolastiche, quelle che riguardano bambini e bambine che frequentano la scuola dell’infanzia e primaria, sono un punto centrale nel panorama dell’educazione alla salute e un veicolo per contrastare la povertà alimentare. Ma non solo. Hanno un ruolo importante nei confronti di fenomeni quali l’obesità infantile e le disuguaglianze sociali.
La raffigurazione del sistema delle mense scolastiche, si delinea a chiare lettere leggendo il non Rapporto sul tema di Cittadinanzattiva. In Toscana, ad esempio, Prato è la città più economica in termini di costo del buono pasto con una spesa mensile di 88 euro nell’ultimo anno scolastico (infanzia) e 89 (primaria). Tuttavia in aumento rispetto all’anno precedente, per un costo a buono pasto di 4,4 euro.
Da questo punto di vista, bene si colloca – nel panorama regionale – Lucca con 3,76 euro a buono pasto.
L’indagine, come spiega Cittadinanzattiva, "ha analizzato le tariffe di tutti i capoluoghi italiani ipotizzando una famiglia di tre persone con reddito lordo annuo di 44.200 euro, e Isee di 19.900 euro".
Ed ecco che Livorno è tra le città più care del Paese (quinto posto nazionale per entrambi i gradi, con 6,4 euro a pasto); seguono Pistoia (4,9 euro), Pisa (4,85 euro), Arezzo (5,06 euro infanzia e 5,42 euro primaria, unico capoluogo con rincaro +6,3%), Grosseto, Carrara e Massa (4,5 euro), Lucca (3,76 euro), Firenze (3,70 euro) e Siena (3,40 euro). Prato si conferma tra le città più economiche d’Italia: quinto posto per l’infanzia e quarto per la primaria, con 2,75 euro a pasto.








