"Frequentai il liceo classico a Reggio Calabria e me la ricordo bene la notte di apprensione prima dell’esame con l’avvio della maturità, i successivi due scritti e i due orali della formula di allora". Così il vescovo monsignor Antonio Giuseppe Caiazzo, 70 anni, accenna la sua maturità di oltre mezzo secolo fa, a metà anni Settanta. Oggi prende il via per oltre 1.200 studenti cesenati.
Che cosa vuol dire, don Pino, agli studenti maturandi in questo rito cruciale di passaggio della loro vita?
"Carissimi giovani, che bella la vita con tutte le sue fasi, le sue tappe, i suoi approdi. All’orizzonte si delinea sempre una nuova meta da raggiungere, mondi nascosti da scoprire. Tutto è nuovo. La vita anche a scuola si caratterizza per la presenza di percorsi, di incontri, di passaggi che aiutano a maturare ed avere la consapevolezza che nulla si ottiene senza sacrificio".
Da che cosa nasce la vera soddisfazione?
"Da ciò che si raggiunge come frutto di impegno, di determinazione. Quando si è protagonisti della propria vita e non spettatori passivi".















