Le riporta il fratello Imran, all'Ansa: «Mamma non sa ancora che è morto»

«Mamma, domani mi pagano lo stipendio e ti mando i soldi per le cure». Sono state queste le ultime parole che Waseem Khan, bracciante pakistano di 29 anni, ha rivolto a sua madre. Il giorno successivo, il primo giugno, Waseem è stato barbaramente ucciso, arso vivo ad Amendolara (Cosenza) insieme a tre colleghi afghani. A raccogliere lo straziante racconto è l’ANSA, che ha intervistato il fratello della vittima, Imran Khan, direttamente dal villaggio natale di Toru, nella provincia pakistana di Khyber Pakhtunkhwa.

l viaggio verso l’Italia e lo sfruttamento nei campi

Waseem era partito dal Pakistan nell’agosto del 2024 alla ricerca di un futuro migliore. Dopo una tappa in Azerbaigian, nel settembre del 2025 era riuscito a raggiungere l’Italia, dove lavorava regolarmente in un’azienda agricola produttrice di fragole. Non riceveva lo stipendio da oltre due mesi. Il 31 maggio aveva accennato alla madre che i soldi sarebbero arrivati il giorno dopo, ma Waseem è morto il primo giugno, nell’auto in fiamme assieme ad altri tre colleghi afghani.

Il dramma della madre: «Non sa ancora che è morto»